Secondo Luca. Anzi sesto

Dopo cinque mandati punta ancora a Palazzo delle Aquile. Palermo vista da Leoluca Orlando, sindaco per eccellenza. “La città è già cambiata ma ha ancora bisogno di uno stronzo come me. Saremo capitale dei giovani e della cultura,  il turismo è rinato e vedrete cosa accadrà con Manifesta. Il mio nemico sono io. Vincerò e faremo 5 anni di primarie per il mio successore”.

Nessuno può pensare che Leoluca Orlando non sia il favorito nella corsa a Palazzo delle Aquile. E’ naturalmente in pole position, lo è senza particolari sforzi, per meriti acquisiti e anche per via del vantaggio che gestisce chi è in carica e può ricandidarsi. È giusto ammettere che in questo contesto lo sarebbe comunque: Ferrandelli ha il problema di amalgamare il suo variegato seguito e limarne gli spigoli, sul fronte grillino sembrano più preoccupati a gestire il brand e continuare la penetrazione, più capillare e meno digitale, nelle zone periferiche di Palermo in vista delle consultazioni regionali prossime venture, vero obbiettivo dei Cinquestelle.

Detto questo è necessaria un’ultima precisazione: chi scrive è stato capo ufficio stampa del Comune nominato proprio da Orlando nel suo mandato concluso a dicembre del 2000. Ciò per dire che lo conosco, ho lavorato per lui ma considero estinto ogni debito di riconoscenza dalle prestazioni professionali rese. Non sono mai stato democristiano né aderente alla Rete. E mai licenziato, l’unico di quella stagione in cui i capi ufficio stampa sembravano allenatori del Palermo, esonerati uno dopo l’altro. Non ero il più bravo (forse…) ma certamente il più attento. Ancora oggi considero quell’esperienza alla guisa di un master: posso dire di avere studiato Leoluca Orlando, il suo linguaggio, credo di averne saputo enfatizzare i colpi di genio e talvolta mitigare le reazioni. Promisi a me stesso di uscire dalla porta della sua stanza sempre in verticale e credo abbia apprezzato – probabilmente non amato – la mia presunzione di parità, nel rispetto dei ruoli e delle prerogative. Non siamo mai stati amanti (spero si colga la metafora), la stima da parte mia è fuori discussione, mi fa piacere che accetti le mie dissonanze con la serenità di chi sa di non avere di fronte un nemico per pregiudizio. E questo mi basta. Non gli ho mai chiesto niente, neanche ciò che era mio diritto come la regolarizzazione di un bando da me (e altri colleghi) vinto all’alba dell’attuale mandato a cui gli uffici comunali non vollero dare seguito. Perché questo pistolotto? Vorrei che fosse chiaro che eventuali critiche o apprezzamenti, nel corso di questa chiacchierata telefonica nel cuore della Pasquetta non siano considerati frutto di affinità elettive o desiderio di rivalsa. Asino si, mai per conto terzi.

Si comincia. Sei nella storia di questa città e nelle pagine dell’enciclopedia politica italiana: perché cercare questo sesto mandato in una stagione in cui sarebbe stato naturale giocare il ruolo del saggio dietro le quinte?

“Perché credo che sia necessario mettere in sicurezza la visione di questa nuova Palermo che abbiamo saputo costruire pur tra mille difficoltà”.

Obbligatorio spiegare cos’è la visione.

“E’ lo sguardo verso il futuro, il progetto che chi governa deve avere per essere credibile, l’insieme di valori che danno corpo alle idee che altrimenti restano parole vuote. Cos’è la legalità senza una giusta visione? Finisce per diventare solo repressione. Cos’è la bellezza senza visione? Un appagamento estetico e basta. Una volta un generale disse che senza visione, cioè senza un progetto ideale, persino un atto eroico era declassabile ad uno stupido suicidio. Palermo è cambiata, mi hanno fatto piacere le ammissioni che il questore Cortese ha fatto al vostro giornale, ma ha ancora bisogna di uno stronzo come Orlando…”

Ancora con questa parola? Giuro che la tentazione di metterla nel titolo è grande. Capisco la provocazione ma perché proprio stronzo…

“Perché serve ancora chi, in autonomia e con la sola complicità dei palermitani, possa mettere insieme le tessere nel grande mosaico che è Palermo, dare una cornice a tutte le diversità che oggi rappresenta. Aspiro a una Palermo in cui i diversi si sentano uguali, in cui ciascuno rappresenti un valore culturale aggiunto. Senza una cornice adeguata le tessere restano cocci di pietra. Io credo che questa esperienza civica, questa alleanza che anche i partiti hanno capito sino a spogliarsi dei loro simboli, possa e debba rappresentare la cornice di valori in cui incastrare le tessere”.

E’ un modello replicabile a livello regionale?

“E’ un modello che funziona a Palermo. Certo che se è vincente a Palermo se ne dovrà tenere conto…”

Negli anni ’90 il sogno che fece innamorare i palermitani si chiamava Teatro Massimo, la grande suggestione il recupero del centro storico. E oggi?

“Il mio nuovo Massimo è la Favorita. Avete visto cosa può rappresentare un parco cittadino come la Favorita per Palermo, come i palermitani se ne siano riappropriati con naturalezza? E stiamo parlando di un parco dentro la città, credo che in poche parti d’Europa ce ne sia uno simile”.

Tra passato e presente, uno sguardo alle tue grandi inaugurazioni: Teatro Massimo, Cantieri Culturali, Spasimo, Tram. Quale sarà la prossima e avrà la stessa portata delle precedenti?

“Punto sulla riqualificazione della costa sud, la borgata marinara di Romagnolo dovrà tornare ad avere la stessa importanza che aveva per i palermitani nel dopoguerra e sino agli anni ‘70”.

Dopo Il Sindaco lo sa fare di Carlo Ramo il Facciamo squadra di Li Muli che forse ha toccato un punto debole. In fondo è quello che ti hanno spesso rimproverato i tuoi amici, l’incapacità di fare squadra…

“Ho sempre fatto squadra, non clan. Bisogna capire la differenza. Facciamo squadra è un appello, significa abbracciamo questa fase di governo e apriamo le primarie che dureranno 5 anni per scegliere il mio successore”.

Immaginare un futuro senza Arcuri, i Giambrone e tutti quelli che hanno condiviso questa tua cavalcata che dura da 30 anni?

“Bisognerà cercare gli eredi di questa stagione in un campo largo alternativo a quel campo il cui riferimento politico è Cuffaro”.

Quest’anno la concorrenza è tanta e ha titoli da spendere. Come direbbe Mourinho, senti il rumore dei nemici?

“Il mio nemico sono io. Sono io che mi faccio opposizione perché alzo sempre l’asticella anche quando potrei limitarmi ad amministrare. Io voglio rappresentare una città che cerca consenso – locale, nazionale e internazionale – e non un sindaco che cerca consensi”.

Il 10 giugno è vicino: che Palermo ti appresti a lasciare?.

“Sarei un pazzo a non vedere che ci sono ancora questioni aperte ma non c’è niente per cui bisogna partire da zero. Lascio una città che ha i conti a posto, come sottolineato dalla Corte dei Conti, che ha messo a posto i bilanci delle municipalizzate, che ha avuto il riconoscimento Unesco, che è capitale della cultura e dei giovani. E che avrà Manifesta, la più importante rassegna di arte contemporanea che a San Pietroburgo ha portato più di un milione di turisti. Palermo oggi è la terza città turistica d’Italia, ha superato Napoli, Torino, Firenze. La Palermo di oggi è l’unica città italiana che non ha appalti nei settori dell’acqua e dei rifiuti e che ha saputo superare l’emergenza cimiteriale. Lascio la Palermo delle isole pedonali, quella in cui un abitante di Borgo Nuovo non dice più scendo a Palermo perché si sente di Palermo, grazie al tram. E comunque la lascio solo per un giorno, il giorno del voto. Dal giorno 12 giugno ricominceremo a lavorare per la Palermo del futuro”.

A microfoni spenti

Leoluca Orlando rappresenta il miglior ministro degli esteri che Palermo possa immaginare. Piaccia o non piaccia è un pezzo fondamentale della storia di questa città. L’intervista che avete appena letto è, ovviamente, la sintesi del suo essere sindaco e uomo, in ogni sfumatura, stronzo compreso. E non andava interrotta. A Microfoni spenti gli devo (e vi devo) qualche riflessione. Continuo a pensare che la linea del tram di Borgo Nuovo rappresenti un’inutile massacro urbano e che per sentirsi veramente a Palermo gli abitanti di quel quartiere, come di qualsiasi periferia, avrebbero bisogno di opere in loco. Continuo a pensare che, se si vuole incentivare il trasporto pubblico, sia pazzesco attendere un bus mezz’ora, bene che vada. Continuo a pensare che sia sproporzionato il costo delle municipalizzate: non si invocano licenziamenti, sia chiaro. Piuttosto, non è giusto, per esempio, pretendere una città pulita oltre la media nazionale? Continuo a pensare che la tassa di soggiorno vada indirizzata verso i canali naturali e non utilizzata per Manifesta che è sì un evento opportuno ma da finanziare con i soldi della cultura. Continuo a pensare che il 12 giugno sarà di nuovo sindaco. E ricordo quelle parole che mi diceva quasi 20 anni fa e che anche oggi sono entrate nella nostra discussione: c’è un tempo per ogni cosa. Vale per tutti? Continuo a pensare che Facciamo squadra era ideale per un altro candidato, il suo candidato. E che avrebbe dovuto fare un passo laterale e toglierci il dubbio che non moriremo orlandiani.

 

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