Trapani – Ryanair, le ali della discordia

Aeroporto di Trapani Birgi in Sicilia

La compagnia irlandese chiede 6 milioni, la Regione ne stanzia 4 e per gli altri indica di “rivolgersi ai Comuni trapanesi”. Ma sembra che alcuni di questi non abbiano ancora saldato la quota precedente.

Come sempre, sul filo del rasoio si gioca una delle partite più importanti per il turismo siciliano. Da cui, è bene non dimenticare – deriva una consistente fetta dell’economia diretta e indotta, dell’occupazione (anche quella stagionale), del gettito fiscale delle imprese e della capacità d’investimento delle stesse.

Eppure la vicenda del mancato accordo tra la società Airgest, che gestisce l’aeroporto trapanese di Birgi, e la compagnia irlandese Ryanair, è sintomatica di quanto sia ormai più che un’abitudine affrontare questione di vitale importanza con quel fatalismo che fa a pugni con la programmazione. Senza la low cost che porta a Trapani – e quindi nelle Egadi, a San Vito, a Erice e nel Belice – più di un milione di passeggeri, l’economia di un’intera provincia va dritta dritta al massacro. A lanciare il grido d’allarme, ovviamente, i sindaci dei Comuni del trapanese che sollecitano la Regione a favorire l’accordo. Da Palazzo d’Orleans, a dicembre, è arrivato un segnale incoraggiante: uno stanziamento di 4 milioni sui sei richiesti dalla compagnia irlandese per dare seguito all’operazione di co-marketing e continuare a utilizzare Birgi quale base operativa. Gli altri due graveranno sulle spalle dei Comuni, secondo le intenzioni del Governo regionale. E qui la partita si fa più complessa: sembrerebbe, infatti, che molti Comuni non avrebbero versato il saldo della quota precedente.

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