L’Italia vista dall’Istat. Al Sud si legge meno, si usa meno il web e si fa meno sport. In Sicilia le maggiori disuguaglianze

L’immagine dell’Italia fornita dall’Istat conferma il quadro delle disuguaglianze tra Nord e Sud del Paese. “Noi Italia. 100 statistiche per capire il Paese in cui viviamo”, giunto alla nona edizione, diffuso dall’Istituto per mettere in luce la posizione dell’Italia nel contesto europeo, evidenzia anche il permanere di atavici squilibri tra le diverse parti del nostro Paese. Se il confronto con le altre nazioni dell’Unione europea offre degli squarci di ottimismo, in un chiaroscuro di aspetti positivi e di lati ancora negativi, quello tra le varie aree del Paese mostra un meridione d’Italia in costante ritardo rispetto alle aree del Nord. A partire dal dato legato al mercato del lavoro. Nel 2016 risultano occupate oltre 6 persone di 20-64 anni su 10 (61,6%), ma è forte lo squilibrio di genere
a sfavore delle donne (71,7% gli uomini occupati, 51,6% le donne) come il divario territoriale tra CentroNord
e Mezzogiorno (nell’ordine 69,4% e 47,0%). l Sud, meno lavoro e più precario: L’incidenza del lavoro a termine nel 2016 si conferma invariata al 14,0%, più alta nelle regioni meridionali
(18,3%) rispetto al Centro-Nord (12,5%). Cresce con minore intensità la quota di occupati a tempo parziale
(18,8%), con una distribuzione piuttosto uniforme sul territorio nazionale.
Nel 2016 il tasso di disoccupazione scende di 0,2 punti rispetto al 2015, attestandosi all’11,7%, soprattutto
per la riduzione della componente maschile. Rimangono forti le differenze territoriali: nel Mezzogiorno è in
cerca di lavoro quasi una persona su cinque. Nella graduatoria europea decrescente, l’Italia è al 6° posto
(dati 2015).
Il tasso di disoccupazione dei giovani di 15-24 anni scende al 37,8% nel 2016, 2,6 punti percentuali in
meno rispetto a un anno prima. Il livello massimo si registra nel Mezzogiorno (51,7%), soprattutto in
Calabria, dove arriva al 58,7%, e fra le ragazze (54,4%).
Il tasso di mancata partecipazione, che tiene conto di quanti sono disponibili a lavorare pur non cercando
attivamente lavoro, si attesta al 21,6% nel 2016, in calo per il secondo anno consecutivo. La riduzione è
diffusa a tutte le regioni a eccezione di Liguria e Sicilia, ma il valore del Mezzogiorno rimane più che
doppio rispetto a quello del Centro-Nord. Il divario tra Italia e la media Ue supera i nove punti (22,5% in
Italia; 12,7% nell’Ue), ma risulta di oltre 13 punti per la componente femminile (dati 2015).
Passando alla istruzione e alla cultura, secondo l’Istat, la spesa pubblica in istruzione incide sul Pil per il 4,1% a livello nazionale, valore più basso di quello medio europeo (4,9%) tanto che l’Italia occupa il quartultimo posto. La spesa pubblica per consumi finali in istruzione ha invece una incidenza del 3,6%, raggiunge il 6,0% nel Mezzogiorno – dove è più numerosa la popolazione in età scolare – e scende al 2,9% nel Centro- Nord.
Prosegue il miglioramento del livello di istruzione degli adulti. La quota di 25-64enni che hanno conseguito
al massimo la licenza media è scesa dal 51,8% del 2004 al 40,3% del 2016 ma sfiora il 50% nel
Mezzogiorno (48,6%). L’Italia risulta quartultima nella graduatoria delle persone di 25-64 anni con livello di
istruzione non elevato, con una incidenza quasi doppia rispetto all’Ue28 (rispettivamente 40,1% e 23,5%,
dati 2015).
Nel 2016 la quota di giovani che abbandonano precocemente gli studi è scesa al 13,8% in Italia (16,1% tra
gli uomini e 11,3% tra le donne), superando l’obiettivo nazionale del 16% fissato dalla Strategia Europa
2020. Sono oltre 2,2 milioni (24,3% della relativa popolazione) i giovani di 15-29 anni che nel 2016 non sono
inseriti in un percorso scolastico e/o formativo e non sono impegnati in un’attività lavorativa, in leggero
calo per il secondo anno consecutivo. L’incidenza è più elevata tra le donne e nel Mezzogiorno.

Il Sud è anche dove si legge di meno, si usa meno il web e si fa meno sport. Nel 2016 diminuiscono sia la quota di persone che leggono quotidiani (43,9%, dal massimo di 58,3% del 2006 e da 47,1% del 2015) sia quella di chi legge libri (40,5%, dal 42,0% del 2015). La lettura rimane prerogativa soprattutto dei giovani e delle donne. A livello territoriale tutte le regioni del Mezzogiorno presentano valori inferiori al dato nazionale a eccezione della Sardegna.
Si conferma in aumento l’utilizzo del web per la lettura di notizie, giornali o riviste; tra i giovani di 20-24
anni il 53,9% va su Internet a questo scopo. Nel 2016 l’8,4% della popolazione di 6 anni e più legge online e scarica dal web libri, quota che sale a poco meno del 20% tra i giovani di 18-24 anni. Questa forma di fruizione culturale è più diffusa nel Nordovest. Il Mezzogiorno è l’unica ripartizione dove si registra una diminuzione rispetto al 2015.
Continua a crescere la partecipazione culturale. A livello territoriale il divario tra CentroNord e Mezzogiorno è molto rilevante anche nel caso di visite a musei e monumenti mentre si attenua per la partecipazione a spettacoli sportivi e cinematografici.
La propensione alla pratica sportiva è in crescita nel 2016, ma riguarda ancora poco più di un terzo della
popolazione (più gli uomini che le donne); circa un quarto dei praticanti vi si dedica in modo continuativo.
La quota più elevata di sedentari si riscontra nel Mezzogiorno (25,7%).

Nel Sud anche le regioni dove ci sono i maggiori squilibri nella ricchezza delle famiglie, ovvero dove è più marcata la differenza tra ricchi e poveri. Secondo l’Istat, infatti, in Italia la diseguaglianza, misurata in termini di concentrazione del reddito, è più elevata in Sicilia e più bassa nelle regioni del Nord-est.
Nel 2015 in Italia l’11,5% degli individui vive in condizioni di grave deprivazione. Il nostro Paese supera di
3,4 punti percentuali la media europea attestandosi al 9° posto tra i paesi con i valori più elevati.
Il Sud va in testa, invece, quando si parla di criminalità. Nel 2015, pur in un generale calo del numero di criini, l’incidenza maggiore di omicidi continua a registrarsi in Calabria, la Campania si conferma la regione con il valore massimo di rapine mentre il Centro-Nord presenta i tassi più elevati per i furti denunciati (2.715,7 per 100mila abitanti, circa 1.826 nel Mezzogiorno). A livello territoriale, il Nord-est presenta, invece la percentuale più alta di vittime fra le donne.

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