Teatro Massimo, oltre 200 lavoratori non voteranno alle elezioni Comunali

Duecentodieci palermitani sanno già che non potranno votare alle prossime elezioni comunali. Sono i lavoratori del Teatro Massimo che partiranno per la tournée in Giappone proprio il 10 giugno, alla vigilia dell’apertura dei seggi. Un impegno assunto dalla direzione del Teatro diversi mesi prima che fosse nota la data delle elezioni ma che di fatto nega un diritto ad un numero consistente di palermitani.

“Sappiamo che si tratta di una coincidenza – dice uno dei lavoratori che parteciperà alla tournée e che preferisce restare anonimo – ma di fatto ci viene tolto un diritto nel silenzio generale. Abbiamo chiesto ai sindacati di attivarsi e ci è stato risposto che essendo elezioni amministrative non possiamo votare all’estero. Francamente mi sembra una versione poco plausibile. Non vorremmo pensare male, però c’è chi conosce bene il malcontento di tanti lavoratori.  E allora perché dovrebbero preoccuparsi del fatto che non votiamo?”

Un caso fortuito ma che richiama un problema emerso da anni e ancora non compiutamente risolto. Possono, infatti, votare all’estero soltanto i dipendenti di alcune amministrazioni pubbliche che si trovano fuori sede per motivi di lavoro per un periodo compreso tra 3 e 12 mesi. La presenza in Giappone del Massimo non supera i 30 giorni e comunque non è detto che il decreto per il voto all’estero sia estensibile anche ai dipendenti di amministrazioni di diritto pubblico quali quelli della Fondazione.

I lavoratori del Teatro non riuscirebbero a votare neanche se avessero intenzione di  tornare in Italia a loro spese poiché arriveranno in Giappone nel pomeriggio del giorno 11 e potrebbero rientrare a casa (una vera follia e non solo dal punto di vista economico) solo il giorno 12 a urne ormai chiuse.

Al di là del fatto specifico – e delle polemiche che evidenziano un clima elettorale più che incandescente – resta il fatto che le operazioni di voto in Italia andrebbero modernizzate anche per gestire casi limite come questo (o gli studenti fuori sede e quelli all’estero per l’Erasmus) e non dare la sensazione che ci sia una cittadinanza di serie B.  In epoca digitale, appare ancora assurdo pensare al voto telematico?

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