Lomonte, ecco come i Siciliani Liberi immaginano la cultura a Palermo

“Si parla tanto della cultura come risorsa primaria di Palermo ma la verità è che da troppo tempo la nostra città rappresenta l’avanguardia della retroguardia. Si sono fatte operazioni di facciata buone solo per i comunicati stampa e non si è investito nulla sull’anima di questa città”. Ciro Lomonte, candidato sindaco di Siciliani Liberi,  boccia da cima a fondo le politiche culturali della Palermo di Orlando e propone la sua linea per il futuro.

“Immagino un grande polo museale dedicato all’arte figurativa e non concettuale. Un’operazione da realizzare con la Regione e che consentirebbe anche il rilancio del’Albergo delle Povere. E poi punterei anche sul Museo del Jazz, un genere alla cui storia la Sicilia ha contribuito in maniera determinante – basti pensare a Nick La Rocca – e che in Sicilia ha avuto sempre un forte radicamento”.

Sulle Istituzioni culturali ritiene necessario un salto in avanti. “Il Teatro Massimo è il simbolo di Palermo, la proiezione che offriamo alla città ma, in termini di immagine, soprattutto ai turisti. Sappiamo che il flusso degli stranieri è fondamentale e quindi deve essere pensata una produzione dedicata a questo segmento. Mi piacerebbe che il Teatro Biondo fosse meno frivolo, perché è giusto fare cassa ma senza dimenticare la qualità che il primo teatro cittadino deve sapere esprimere. E poi, quando si comincia a pensare al restauro del Politeama? Sul piano della strategia il primo punto è realizzare una stretta sinergia tra tutte le Istituzioni culturali cittadine per creare il prodotto culturale di Palermo e una nuova stagione di creatività”.

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