Il raggio verde

Nadia Spallitta è l’unica donna candidata a sindaco di Palermo. Per detronizzare Orlando punta sui temi ambientali

Ha deciso di sfidare Orlando con un sorpasso a sinistra che sottolinea il lato sognante di una tempra per il resto molto garibaldina. Nadia Spallitta ha sposato la causa ambientalista per provare ad essere la seconda donna sindaco di Palermo e a portare i Verdi in Consiglio comunale. Cinquantuno anni, avvocato e insegnante, due figli e un marito ( “un gran signore, un uomo d’altri tempi”) che rappresentano quel nucleo di solidità che le ha consentito in questi ultimi 10 anni di dedicarsi anima e corpo alla politica. Alle spalle due consiliature vissute “sempre all’opposizione”, ci tiene a sottolineare, prima contro Cammarata e poi contro Orlando nelle cui fila era stata eletta nel 2012.
“Vero, sono stata eletta nella lista del sindaco ma ho presto abbandonato il gruppo andando con i dem, all’epoca molto critici verso il sindaco. Ho fatto un’opposizione dura ma costruttiva sull’urbanistica e sul sociale, settori strategici per la vita di Palermo”.
La sua delusione per l’esperienza consiliare è palpabile.
“In questa legislatura il Consiglio non sempre ha espresso una sua volontà autonoma, troppe volte ha sentito il condizionamento del sindaco. Io intendo in un’altra maniera l’impegno dell’Aula”.
Se è critica verso il Consiglio ancor di più lo è nei confronti del sindaco.
“Orlando ha spessore e cultura e proprio per questo, da cittadina ancor prima che da consigliere comunale, mi sono sentita tradita. Non ha affrontato e risolto, soprattutto nel metodo, il problema del lavoro e della prima occupazione dei giovani. E non è vero che questa materia non riguarda il Comune. Orlando non ha saputo creare il contesto in cui poteva impiantarsi l’occupazione. Penso alla Fiera del Mediterraneo che poteva rappresentare un’eccellenza sia nel campo fieristico che congressuale. Oppure al settore agroalimentare ed enogastronomico, risorse reale dell’economia locale. Tutto trattato alla stregua di sagra di paese. Vogliamo parlare del Parco Cassarà chiuso per anni o della mancata riqualificazione della costa? Si parla sempre di Romagnolo, a me sembra tutto fermo a diversi anni fa”.
Dalla protesta alla proposta.
“Partiamo dalla capacità di una città come la nostra di autoprodurre energia pulita. La green economy è un obbligo per un Comune, per motivi etici ed economici. Nel mio programma c’è anche  la creazione delle Cittadella delle Scienze, la creazione di orti urbani che potranno essere gestiti da anziani e bambini. E, ovviamente, non parlo di tram, un’opera inutile che ha massacrato le nostre strade, peraltro tra le più strette d’Europa. Ora si vuole progettare la nuova linea che costerà 750 milioni. Con gli stessi soldi si potrebbe rifare l’intera gamma di bus (e sceglierli elettrici) e mettere in piedi un efficace piano di restauri dei monumenti che rappresentano la vera risorsa turistica ed economica di Palermo. Un assessorato al quale attribuisco un valore strategico sarà quello dei Beni Comuni. Metterò a disposizione delle associazioni il patrimonio immobiliare del Comune per progetti di aggregazione e start up giovanili. E la fruizione sarà senza oneri per almeno 3 anni. Bisogna ricominciare a pensare anche alla vita sociale delle periferie e ai giovani. Lasciare Palermo dovrà essere una scelta e non una necessità. In questo posso dire che Orlando ha fallito, come ha fallito la classe politica che ha dominato in Sicilia negli ultimi anni 30 anni. Sempre gli stessi a gestire la cosa pubblica, spesso in maniera trasversale. Non mi piace la deriva che ha preso Ferrandelli ma posso comprendere il suo obiettivo: creare una nuova classe dirigente per la città”.
Davanti ha due scogli: battere Orlando – e più che un sogno è un’utopia – e superare la quota di sbarramento che gli consentirebbe di essere rappresentata in Consiglio Comunale.
“Non mi sarei candidata se ci fosse stato un progetto a cui aggregarmi, di sinistra, serio e comprendente le tematiche ambientali. Orlando non è di sinistra, sta con Alfano. Non parliamo di Ferrandelli i cui compagni si chiamano Cuffaro e Miccichè. Ho accettato, quindi, di essere il collante di tanti movimenti civici perché si tratta di una battaglia etica che deve essere combattuta. Poi mi chiedo: è normale che una città come Palermo abbia avuto nella sua storia un solo sindaco donna, nominata da un partito e in carica solo per pochi mesi? Non è un discorso da femminista, quale del resto non sono, ma di matrice democratica, culturale e di genere. Noi donne vediamo la realtà sotto altri aspetti. Orlando pensa, per esempio, agli asili nido come priorità? Non credo, non ha mai sentito sulla sua pelle quel problema come lo sente una mamma. Lo sbarramento? Se avessi voluto cercare la sicurezza di una poltrona sarei rimasta con Orlando. E poi mi dicono che il più recente dei sondaggi ci vede vicini al traguardo, poco sotto il 5%. Io penso che sia nell’interesse di tutti fare in modo che ci sia la presenza dei Verdi in Consiglio, sentinelle capaci di difendere il bene comune piuttosto che interessi di parte”.

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