In Sicilia crollo degli appalti pubblici. La denuncia dell’Ance: “Diminuiti del 56%”

In Sicilia non si bandiscono più gare d’appalto. L’analisi che suona come un allarme e si trasforma in grido d’aiuto viene dal Comitato di presidenza dell’Ance Sicilia, l’associazione dei costruttori edili, che da Caltanissetta, fornisce dati che vanno oltre la preoccupazione e suonano quasi come campane a morto per il settore dell’edilizia: dal 2007 si sono persi oltre centomila posti di lavoro per la chiusura di migliaia di imprese. Il grido di aiuto è rivolto al presidente della Repubblica Sergio Mattarella perché “intervenga per l’urgente ripristino delle normali condizioni di gestione della collettività da parte delle istituzioni democratiche”.

I numeri raccontano una crisi lunga, che si avvita in sè stessa con responsabilità precise, secondo L’Ance e cioè “della classe politica e della burocrazia regionali, palesemente nemica dello sviluppo dell’Isola”.

La denuncia dell’Ance Sicilia parte dall’Osservatorio sui bandi di gara pubblicati sulla Gazzetta ufficiale della Regione. Nel 2016 sono state bandite appena 96 gare d’appalto per 142 milioni di euro. Si registra un crollo del 56,36% rispetto alle 220 gare del 2015, nonchè del 48,35% rispetto ai 275,7 milioni di euro offerti al mercato delle opere pubbliche nell’anno precedente. Le province più colpite dalla paralisi sono state Siracusa (-85,71% di gare e -77,11% di importi), Caltanissetta (-84,62% di gare e -75,12% di importi), Palermo (-54,39% di gare e -57,24% di importi) e Catania (-53,13% di gare e -56,80% di importi).

Ma il confronto con l’inizio della crisi è emblematico del danno arrecato al settore delle costruzioni dalla classe politica e burocratica: rispetto al 2007 risulta -92,25% per numero di gare (erano state 1.238) e -88,79% per importi: (1 miliardo e 269 milioni di euro). Tradotto in cifre, il comparto siciliano delle infrastrutture nel 2016 ha ricevuto 1.142 gare in meno per una perdita di 1 miliardo e 142 milioni di euro rispetto al 2007.

Quanto al numero di bandi nei confronti del 2015, ad incidere maggiormente sulla loro contrazione sono stati gli Iacp (-80%), la Protezione civile (-66,67%), gli enti locali (-64,34%), le Province regionali (-40%), le Asp (-16,67%), l’Amap (-12,50%).

Le scelte della politica non sembrano voler favorire un cambio di rotta. Secondo l’Ance, “la Regione sembra confermare anche nella Finanziaria in via di approvazione all’Ars la tendenza, costante negli ultimi anni, di aumentare le spese correnti e improduttive e di dirottare risorse economiche dalle voci dello sviluppo verso quelle degli stipendifici e delle clientele elettorali. Una lunga serie di storni – non ultimo quello dei fondi Fas spesi lo scorso anno per stipendi invece che per infrastrutture – evidentemente commisurabili al reato di distrazione di fondi, perpetrata con indifferenza, spregio dei tanti siciliani onesti che soffrono per la mancanza di lavoro e con una arroganza tale da mai temere di suscitare l’attenzione delle autorità competenti.

“Questi numeri disastrosi si commentano da soli – dice Santo Cutrone, presidente dell’Ance Sicilia – . Mi chiedo con che faccia questi politici possano pensare di ripresentarsi al giudizio dell’elettorato illudendosi di imbrogliarli ancora una volta con qualche promessa o spolverata di provvedimenti-elemosina, come i pochi fondi fatti ventilare con i Patti per il Sud e che chissà quando si vedranno all’orizzonte”.

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