Come eravamo ai tempi di Provenzano

11 anni fa terminava a Corleone la latitanza del boss della mafia. Da Palermo al resto del Paese, un “deja-vù” che tocca la cronaca, la politica, lo spettacolo, sino al trionfo degli azzurri a Berlino

È l’anno dei mondiali di calcio vinti in Germania, della testata di Zidane e del pallone d’oro a Cannavaro. L’anno in cui ci lasciano Oriana Fallaci, Mario Merola e Giacinto Facchetti. L’anno della nascita di Twitter, del rapimento e dell’uccisione del piccolo Tommy, della condanna per Wanna Marchi, dell’indulto per la terrorista Silvia Baraldini, della scorta a Roberto Saviano, della vittoria di Povia al Festival di Sanremo e dei David di Donatello al film ‘Romanzo criminale’. Il Papa è Benedetto XVI, il Presidente della Repubblica è Carlo Azeglio Ciampi ma gli subentrerà Giorgio Napolitano, ed il nuovo Presidente del Consiglio è Romano Prodi, che vince le elezioni politiche interrompendo per un paio d’anni il mandato di Silvio Berlusconi.

In Sicilia Totò Cuffaro si riconferma Presidente della Regione Siciliana (i cannoli arriveranno dopo), mentre a Palermo il Sindaco non è Leoluca Orlando ma Diego Cammarata.

E’ il 2006 ed è l’anno che resterà nella storia per la cattura del boss Bernardo Provenzano e per la fine della sua latitanza, durata 43 anni. E’ l’11 aprile, un martedì. Il cielo si annuvola a metà mattinata. L’agenzia Ansa batte la notizia alle ore 11.31 con un flash: +++MAFIA: ARRESTATO DA POLIZIA BERNARDO PROVENZANO+++.

I tg mandano in onda l’edizione straordinaria. Comincia a piovere. A Palermo si riversano i giornalisti di tutta Italia e di mezzo mondo. Davanti alla Squadra Mobile si radunano cittadini, familiari di vittime di mafia, la società civile esulta. Il padrino viene catturato in una masseria di Montagna dei Cavalli, a Corleone. Tradito dai pizzini e da un pacco di biancheria. Il resto è storia.

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