Tra Alfando e Cuffarelli spunta un Forillo

La campagna elettorale giocata su facebook a colpi di mi piace. In campo gli strateghi dei social: Siino contro i Cinquestelle. Il termometro del consenso dei big Orlando e Ferrandelli, il primato dei grillini, l’impegno di La Vardera e Lomonte: ecco la nuova frontiera del voto

Una battaglia a tutto campo che, per la prima volta nella storia delle elezioni comunali, si sta giocando sui canali social con un notevole dispiego di forze.
La rete è da anni il campo preferito dei grillini, ma attenzione a non sottovalutare chi, come Orlando, sembrerebbe tagliato fuori per appartenenza anagrafica o chi ancora, come La Vardera, deve costruirsi la sua riconoscibilità pubblica.
La prima vera domanda è: la democrazia digitale riproduce  la fotografia della Palermo 2017? E a seguire:  se invece ne è uno spaccato, quale percentuale rappresenta del corpo elettorale? E’ indicativa di quali strati del nostro contesto sociale? E’ veramente appannaggio di giovani e primi votanti?
Partiamo dall’ultima considerazione. A giudicare dai like su Facebook, il più tradizionale e anche più accreditato dei social, ci verrebbe da pensare che non sono soltanto i giovani a vivere queste elezioni con un occhio e mezzo rivolto alla rete. Chi primeggia, infatti, è Leoluca Orlando, a dispetto dei 70 anni e di una consolidata maniera tradizionale di gestire il suo rapporto con l’elettorato. I suoi “mi piace” sono 35.000. Tuttavia bisogna saper leggere i numeri e assegnargli un significato perché questo primato ha anche un’altra chiave di lettura. Innanzitutto l’esperienza di sindaco ha fatto confluire nella pagina negli anni un pubblico che, nel frattempo, avrebbe potuto già cambiare idea. Un dato storico riflette il problema della fidelizzazione di un’utenza catturata nel tempo e che potrebbe non essere più parte della community attiva. Tradotto: il mi piace di 2 anni fa potrebbe non essere oggi valutabile come una promessa di voto.
Ma il dato meno confortante per Orlando è che a fronte del primato dei like riesce a raggiungere soltanto il terzo posto per interazioni – commenti e condivisioni – scavalcato da Fabrizio Ferrandelli, che di like ne ha 15.000, ma ha un rapporto di maggiore scambio con il suo “popolo” (20% in più dell’attuale sindaco). Nessuno si sorprenderà se in testa, in termini di condivisioni, c’è Ugo Forello che sfrutta al massimo la capacità del M5S di utilizzare internet per fare adeguata promozione di contenuti politici. Con appena 5.000 like (la pagina facebook è nata con la sua candidatura) ha già 10.000 interazioni. Forse il dato giustifica il comportamento, diciamo soft, rispetto alla tradizione grillina in termini di ricerca della “prima pagina”.  Forello sa che il brand  a Cinquestelle funziona e sa come gestirlo. Nello staff di Forello – che peraltro impiega parte della giornata a rispondere personalmente ai simpatizzanti – c’è William Anselmo, direttore di Mediagol (testata leader del calcio siciliano, agganciata al circuito della Gazzetta dello Sport) e Andrea Piazza. La condivisione fatta giorni fa da Beppe Grillo ha dato un notevole impulso a Forello. “Ogni video che carichiamo – spiega Anselmo – lo vede l’equivalente della curva nord, dopo l’intervento di Grillo è come se avessimo riempito 3 volte lo stadio Barbera”. Questo spiega un dato significativo: sinora in rete spesi zero euro.
Ma anche Ferrandelli ha messo in campo un pezzo da 90, lo stratega più conosciuto e apprezzato non solo a Palermo. E’ Tony Siino che coordina le attività social dell’uomo che ha atteso 5 anni per  prendersi la rivincita del 2012 e tentare di scalzare Orlando. Grande esperienza, capacità d’analisi, Siino è uno che gioca di fioretto ma sa anche impugnare la sciabola e non si tira indietro se c’è da “sporcarsi le mani”. E’ sua la tagliente risposta al clan di Orlando che, dopo le dichiarazioni di Cuffaro per Ferrandelli, aveva coniato il termine “Cuffarelli”: stesso gioco di parole, ed eccovi servito un “Alfando” che pareggia la partita.
“Tutti i social ma soprattutto Facebook – commenta Giovanni Villino, giornalista, esperto delle dinamiche digitali e autore del blog Redat24 – hanno spostato l’attenzione su nuovi modi di catturare consenso. E ciò garantisce ai candidati meno conosciuti, penso per esempio a Lavardera ma anche a Lomonte, di giocarsi dignitosamente la  partita. I like non sono automaticamente voti ma un termometro di tendenza di cui i candidati devono tenere conto perché, in un modo o nell’altro, i numeri raccontano sempre una parte di verità”.
Qual è l’aspetto da tenere maggiormente in considerazione?
“Il rapporto con la propria community che è sottolineato dal livello di condivisione dei contenuti. Ecco perché Forello fa meglio degli altri, si rivolge al suo target di cui conosce ogni sfumatura. Del resto passa dal grillismo lo sviluppo dell’account.  Poi, ovviamente, sfrutta il traino della platea nazionale di Grillo, cosa che gli altri candidati si sognano. Non mi farei, invece, incantare dai like che, purtroppo, si possono anche comprare a cifre non eccessive. Il limite che ancora riscontro è che talvolta, specie nei video ma non solo, prevale il narcisismo del candidato sul rapporto con l’utente, sintomo di una residua immaturità. C’è di buono che con i social non si può improvvisare e non mi meraviglia che i candidati più forti abbiamo messo in campo ottimi professionisti. Facebook può, infatti, far girare sulla propria home page contenuti a suo piacimento, bisogna quindi predisporre messaggi che si pensa possano essere premiati perché questo determina un notevole allargamento della platea. Ovviamente, al netto dei post sponsorizzati che seguono il circuito commerciale”.
Questa passeggiata, nella selva dei social ancora per molti abbastanza oscura,  ci fa comprendere come l’analisi dei flussi elettorali sia sempre più difficile e problematico assai fare previsioni senza il rischio di incorrere in flop clamorosi – gli ultimi in ordine cronologico la Brexit e la vittoria di Trump – .  L’assenza di storia fa il resto ma non c’è più alcun dubbio che in rete si gioca una parte consistente del fenomeno dell’induzione al voto.
E si ha la netta sensazione che forse sia arrivato il tempo di ridimensionare il ricorso al tradizionale fac simile: oggi il “santino” è in formato digitale.

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