Il Tribunale di Milano: “Divorzio giusto, la moglie è posseduta dal demonio”

Una sentenza incredibile del Tribunale civile di Milano. In una causa di separazione ha deciso che il marito ha ragione nel chiedere il divorzio per i comportamenti della moglie, secondo lui frutto di una possessione del demonio. Ma non poteva chiedere l’addebito della colpa perché la diagnosi dei medici parla di azioni inconsapevoli e di una persona “chiaramente agìta”, cioè che compie azioni in maniera indipendenti dalla propria volontà.

Il marito aveva chiesto il divorzio per l’ossessione religiosa della consorte e per “devastanti comportamenti compulsivi di possessione demoniaca” con tanto di prove di presunti fenomeni inspiegabili confermati da estranei, dal parroco e da un frate cappuccino. In particolare la signora sarebbe stata presa da convulsioni corporee “che richiedono l’ intervento di terze persone in funzione contenitiva” ma avrebbe improvvisamente sviluppato una forza sovrumana e si sabbe persino sollevata in aria. Insomma uno scenario da film dell’orrore, di quelli con il demonio in primo piano, che il Tribunale, in parte, ha confermato.

Negli atti si legge che “tutte testimonianze convergono nel confermare comportamenti parossistici della signora”, che si tratta di “eventi singolari” e “fenomeni inspiegabili” tanto che la donna – sottoposta a esami di tutti i tipi – “non risulta affetta da alcuna conclamata patologia tale da poter spiegare i fenomeni”. Per questi motivi i giudici hanno deciso che “la separazione non può essere addebitata alla moglie perché difetta il requisito della imputabilità soggettiva di questi comportamenti”. In pratica non è pazza, né fa finta ma semplicemente “non agisce consapevolmente” e gli “inspiegabili fenomeni subìti dalla signora sono la causa e non la conseguenza del suo atteggiamento di esasperata spiritualizzazione”, attraverso il quale «fa quello che può per guarire”. Per gli aspetti più pratici della separazione: al marito resterà la casa coniugale mentre la moglie percepirà un assegno di mantenimento.

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