Anche per oggi si vola domani

Toti Piscopo, direttore di Travelnostop: “La Regione non vuole il sistema unico aeroportuale. Ma senza collegamenti adeguati il turismo resterà fermo in pista”.

“Io credo poco ai rilevamenti basati su numeri parziali. E comunque per principio sono convinto che se guerra deve esserci è meglio quella che vede la Sicilia contro il resto del mondo”.
La premessa di Toti Piscopo, direttore del quotidiano online Travelnostop, già responsabile settore turismo di Confindustria Palermo, serve a scremare il campanilismo locale dopo la notizia che il portale Kayak.it piazza la Sicilia quale meta delle vacanze preferita dagli italiani e Catania, prima, davanti a Palermo (soltanto terza).
“Mi chiedo, ad esempio, dov’è Taormina in questa classifica. Comunque occorrerebbe vedere qual è il sistema d’analisi e a naso non credo che le cose stiano così. Ci sono alcuni indicatori che sottolineano la crescita di Catania ma reputo azzardato parlare di supremazia. Poi ogni tanto, per ragioni di marketing digitale, qualcuno analizza anche periodi brevi. Se parliamo, ad esempio del primo trimestre 2017 sarò più esplicito: si tratta di risultati insignificanti. Dirò di più, al netto della buona fede, chi conosce poco la materia talvolta confonde il turismo con il traffico passeggeri. Il primo prende in considerazione il pernottamento, il secondo gli sbarchi aeroportuali. Se parliamo di questi ultimi il primato di Catania è comprensibile, Fontanarossa è più in salute di Punta Raisi anche perché il capoluogo etneo serve praticamente cinque province, vantaggio che non ha Palermo”.

Ciò ci porta alla considerazione che oggi senza un buon sistema aeroportuale la crescita è assai difficile, sia per la concorrenza continentale che per la posizione geografica periferica che determina maggiori costi per chi viaggia.
“E’ vero, il sistema del collegamento aereo è fondamentale. Basta vedere cosa ha significato Ryanair per Trapani e l’apertura di Comiso per Ragusa. Le tratte dirette, specie europee, fanno la differenza. Anche se per Ragusa hanno inciso – e incideranno ancora a lungo – l’effetto Montalbano e la straordinaria descrizione dei luoghi fatta con la fiction e l’alto livello della ristorazione con i suoi stellati. Le compagnie low coast hanno risvegliato e stimolato l’economia del turismo in buona parte della Sicilia. Dispiace soltanto che la Regione sia troppo passiva rispetto alle compagnie aeree…”

In che senso?
“Non creare un sistema unico aeroportuale determina che le compagnie fanno trattative individuali con ciascun aeroporto. E ovviamente Comiso e Trapani hanno minore potere contrattuale rispetto a Palermo e Catania e quindi un minore rendimento economico. Senza considerare che così facendo si genera una concorrenza, per esempio tra Palermo e Trapani o tra Catania e Comiso. Pensate invece ad un unico soggetto che garantisce alle compagnie i grandi scali ma riesce a tutelare quelli minori in un’ottica di sistema”.
E’ talmente banale da chiedersi perché non sia stato ancora concepito…
“In molte altre Nazioni funziona così ma anche in altre regioni d’Italia. In Puglia, tra i territori italiani più attivi nel settore turismo, ha dato frutti straordinari. In Sicilia forse ritengono più utile avere quattro consigli d’amministrazione, non saprei trovare altre motivazioni. Sono logiche incomprensibili con cui il movimento turistico si trova a fare i conti”.

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