Crema di Riotta

L’eterna rivalità tra Palermo e Catania vista da un siciliano che ” gioca” sul campo neutro di New York

Un palermitano a New York e una vita a stelle e strisce. Come quella di Gianni Riotta, giornalista, scrittore, che trascorre negli Stati Uniti gran parte del suo tempo, ma che da bravo siciliano conosce bene i meccanismi di quella che tutti chiamano…

…l’eterna rivalità tra Palermo e Catania.

Io penso di deluderti, te lo dico subito. Adoro Catania, mi piace tanto. Quando vado a Catania mi sento a casa. E’ una città che trovo fantastica, da ogni punto di vista”.

Non dirmi che la preferisci a Palermo?

Non è quello. Io sono nato a Palermo, quindi Palermo è la mia città. Però se tu cresci a Palermo e poi vai a Catania, a meno che non sei proprio un giornalista provinciale – come i giornalisti italiani nella stragrande maggioranza sono – ti unisce il dialetto, l’isola, il cibo, il mare, i costumi, la famiglia, la chiesa. Le cose che uniscono Palermo e Catania sono straordinariamente di più delle cose che uniscono, per esempio, Palermo a Reggio Calabria o Catania a Cosenza. Poi l’Italia è un luogo di rivalità forti. Vogliamo parlare di Lucca e Pisa? Ricordo ancora quel tassista lucchese che mi disse: “Professore, stia attento, la stazione di Pisa è piena di pisani”.

Una querelle che non si risolverà mai.

Io la trovo stucchevole, assolutamente stucchevole. Poi uno si domanda perché gli italiani non leggono più i giornali. Perché i giornali scrivono cose stucchevoli.

La verità invece qual è?

La verità è che quando tu vivi in Sicilia, c’è la rivalità Palermo-Catania. Appena dalla Sicilia ti sposti a Roma, palermitani e catanesi sono la stessa cosa. Come la rivalità tra Roma e Milano. Ma quando da Roma e Milano ti sposti a Lugano, siamo tutti italiani. Io non sono per niente partigiano. Secondo me qualunque palermitano che si ritrova a Milano, sotto la statua di Bellini alla Scala, e che ha ascoltato qualche volta la Norma cantata dalla Callas e non è orgoglioso, è un cretino esattamente come un catanese che legge ‘Il Gattopardo’ e dice: questo l’ha scritto un palermitano. Come un catanese ed un palermitano che leggono ‘Il Consiglio d’Egitto’ di Sciascia e dicono: questo l’ha scritto un agrigentino. Io penso che la Sicilia abbia una sua unità culturale profonda. Siamo nel ventunesimo secolo, forse sarebbe il momento di dire che Catania e Palermo sono due grandi capitali siciliane.

E la rivalità calcistica?

Quella è molto molto acuta. Ma io sono interista e quindi capisci.

Frega poco?

No, diciamo che io nel derby Palermo-Catania blandamente spero che vinca il Palermo. Ma il punto è che io mi sento siciliano, non palermitano. Anzi, siciliano, italiano, europeo, americano. Quando ero condirettore de La Stampa e mi portarono a parlare con l’avvocato Gianni Agnelli, lui mi disse: “Lei è siciliano. I siciliani, quando sono bravi, sono i migliori di tutti”. Io risposi: “Sì, avvocato. Però quando sono cattivi, sono i peggiori di tutti”. Si mise a ridere.

Che ne pensi di Baccaglini?

Non lo conosco. Penso che la stagione di Zamparini a Palermo si fosse esaurita. Certamente è bravo, ne capisce di calcio, ha preso un sacco di giocatori ottimi. Penso che i tifosi palermitani debbano molto a Zamparini perché li ha riportati in serie A, dopo molti anni. Però anche Zamparini deve tantissimo a Palermo, ha fatto molti affari. Aggiungo che oggi la serie A è affollata da squadre che hanno bacini televisivi minuscoli, tipo Chievo, Sassuolo, Crotone. E questo nuoce. Invece Palermo ha una fortissima audience televisiva. Quindi dovrà tornare a diventare una grande  protagonista della serie A, tra le prime dieci squadre, anche perché così si possono vendere molti diritti.

Com’è questa Sicilia vista da New York?

E’ una domanda complicatissima. La Sicilia rimane un luogo meraviglioso, i miei figli ne sono innamoratissimi, ci fanno le vacanze da tutta la vita. Poi, però, quando vado a guardare i tassi di disoccupazione, i tassi di iscrizione all’Università… beh insomma, i dati che abbiamo non sono negativi, sono estremamente negativi.

Allora consoliamoci con un arancino…

Ecco, su questo argomento torniamo ad alzare la bandiera con l’aquila di Palermo. Perché ovviamente è arancina. Credo che qualunque bambino della seconda elementare sappia che la frutta è femminile e gli alberi sono maschili. L’arancio è un albero, l’arancia è un frutto. Considerato che il pezzo di rosticceria non ha foglie verdi, non ha il tronco marrone e che è modellata sull’arancia, allora vuol dire che è un’arancina. Che poi quella palermitana è pure più buona, più grande, più corposa. Del resto la pasta alla Norma è più buona a Catania. Quindi ora non farmi litigare, né con i catanesi né con i palermitani.

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