Sarà una passeggiata

In giro con Ciro: così spiega Palermo ai palermitani. No al tram, vuole triplicare i bus. La sua prima creazione sarà l’assessorato “per le famiglie”. Il profilo di Lomonte, candidato sindaco di Siciliani Liberi, espressione del nuovo indipendentismo

E’ lo sfidante più sorprendente, forse perché quello che meno si conosce, almeno negli ambienti della politica. Ciro Lomonte aspira ad essere il Leicester di questi 2 mesi di campionato che termineranno l’11 giugno. La prima sorpresa è somatica. Le foto ne tracciano un ritratto ombroso e invece ha un sorriso che rispecchia la sua solarità. E’ numerario dell’Opus Dei ma questo nel colloquio, molto centrato sulla supremazia della laicità nella gestione della cosa pubblica, emerge soltanto per sua stessa volontà. “Lo dico per evitare che la notizia venga eventualmente strumentalizzata…”

Cinquasette anni il prossimo mese, architetto e docente di arti sacre e liturgie all’Università Europea di Roma, Ciro Lomonte è alla sua prima esperienza con la politica attiva. Forse meglio dire alle sue prime elezioni perché la politica l’ha sempre seguita. Per convincerlo a fare questo passo hanno dovuto sudare, da Massimo Costa che di Siciliani Liberi è l’ideologo ad Antonella Pititto ed Enzo Cassata, animatori a tutto campo del movimento che conta una nutrita quanto insospettabile truppa radicata a Palermo. Lo dimostra anche la prontezza con cui gli attivisti hanno risposto alla chiamata social di Lomonte sul nostro sondaggio. Oggi svetta al primo posto, quello non potrà essere il suo posto l’11 giugno ma per questa nuova frontiera dell’indipendentismo la scommessa delle elezioni comunali è un buon banco di prova

Ti aspetti un candidato un po’ retrò, visto che la sua matrice politico-culturale affonda le radici nei tempi dell’unità d’Italia. E Lomonte ancora una volta è spiazzante. Ecco il suo primi guizzo verso l’innovazione. “Ho in mente di creare un nuovo assessorato – spiega – che si interesserà dei problemi della famiglia. Sia chiaro, non deve confondersi con le competenze della solidarietà sociale, importante ma già esistente. Il mio assessorato dovrà garantire assistenza alla famiglia indipendentemente dal reddito, valutarne le esigenze, trovare le soluzioni. Oggi le famiglie sono letteralmente strozzate, a Palermo abbiamo le tasse comunali tra le più alte d’Italia e servizi del tutto inadeguati. Penso, per esempio agli asili nido. Non meravigliamoci se non si fanno più figli, i Comuni non varano progetti contro la crisi economica. Prendono dalle famiglie ma non restituiscono”.

Innovativa anche la campagna elettorale. Come una guida turistica, Lomonte organizza passeggiate per raccontare Palermo, le sue bellezze architettoniche e attraverso esse la sua storia. Risultato: tutti gli appuntamenti sold out. “ Vogliamo che Palermo sia fiera di Palermo. E per fare ciò è necessario che ciascuno conosca la propria storia. Noi palermitani siamo razzisti verso noi stessi, incapaci di valorizzare ciò che siamo e il nostro patrimonio. Il modello di palermitano che esportiamo è quello di Toti e Totino… Se proprio dobbiamo buttarla sul ridere meglio Ficarra e Picone. L’orgoglio è una virtù. Orgoglio, non superbia o arroganza. Le nostre passeggiate hanno lo scopo di raccontare ogni aspetto della città per creare uno spirito identitario”.
Concetti che in parte appartengono anche ad Orlando.
“Ammesso che sia vero, questi principi li ha persi per strada”
Comincia a riscaldare i motori…
L’emblema delle occasioni perse da Orlando è la politica attuata nel centro storico. Ha guardato alla forma e non alla vita, il centro è diventato un teatrino. E poi si lamenta dei problemi della movida. Chi abita in centro ha solo disagi, pochi servizi e paga le scelte dissennate di questi anni. Dove sono, per esempio i parcheggi? Per non parlare della viabilità. I negozi chiudono, le botteghe artigiane, risorsa autentica dell’economia palermitana, sono quasi del tutto scomparse. Un sindaco ha il dovere di pensare alla riqualificazione ma creando un giusto contesto di vita sociale”.
Sulla mobilità la bocciatura del tram è assoluta.
“Troppo invasivo, specie la linea che attraverso via Leonardo Da Vinci. La linea 1 al limite funziona, le altre non hanno senso. E per favore, lasciamo intatta via Libertà. La questione del tram è frutto di una visione ideologica del problema della mobilità. Il fatto è che con Orlando di questo non si può parlare: o sei con lui o sei mafioso. Intanto io penserei a investire su nuovi bus, ecologici e a dimensione di una città come Palermo. Oggi ne abbiamo 200 per 670.000 abitanti, ne servono almeno il triplo. Ma vorrei dire che il problema della mobilità non si risolve se non si va alla radice. Il vero nodo è il piano regolatore, bisogna rifarlo anche nella logica di un piano strategico che porti investimenti. Intanto dobbiamo sopportare che Palermo, unica tra le prime cinque metropoli d’Italia, è assolutamente immobile e incapace di pensare al suo futuro. Per questo non bisogna perdere l’occasione del cambiamento”.

 

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