Pepi via. E dopo?

Giovanni Pepi lascia la direzione delle testate del gruppo Giornale di Sicilia. Le sue dimissioni rilanciano le incognite sul futuro di un quotidiano che rappresenta un pezzo della nostra storia

Le dimissioni continuano ad essere, almeno in Italia, l’istituto meno praticato che si possa immaginare. Marcello Marchesi, straordinario umorista del secolo scorso, sosteneva che la causa era di origine meccanica: ad alzarsi si fa più fatica che a sedersi.

Le dimissioni più importanti del secolo portano una firma papale, quella di Benedetto XVI, sulle quali la cronaca non ha voluto indagare e la storia chissà quando se ne occuperà.

Nel suo piccolo, diventano storiche anche quelle di Giovanni Pepi (per dire, Scalfari che di Repubblica era anche il fondatore, tolse il disturbo alle soglie dei 20 anni di direzione) non solo perché avvengono dopo oltre tre decenni sul ponte di comando del Giornale di Sicilia ma per il significato che assumono in questo preciso e non esaltante momento del quotidiano palermitano.

A regola di mercato ci sarebbero tutte le giustificazioni per una decisione tanto inaspettata quanto attesa dalla redazione che, a più riprese in tempi recenti, ha manifestato il suo dissenso.

Le vendite dei giornali non sono più quelle di qualche anno fa, un dato che accomuna quasi tutti i prodotti cartacei in Italia. Per il Giornale di Sicilia la situazione è decisamente allarmante – si dice che la media giornaliera di vendita sia di poco al di sotto delle 15.000 copie – e la stessa proprietà non ne fa mistero tanto da aver fatto ricorso più volte a drastici provvedimenti per alleggerire i costi di gestione. Caduta libera delle vendite, dissenso in redazione: cos’altro deve fare un direttore se non dimettersi? Considerata anche l’età – Pepi ha quasi raggiunto quota 70 – non ci sarebbe poi da meravigliarsi più di tanto.

Eppure c’è qualcosa che non quadra. Il rapporto tra Pepi e la famiglia Ardizzone è forte, addirittura più viscerale di quello che legava Emilio Fede a Berlusconi. Le dimissioni improvvise, almeno a detta dell’editore, sembrano un cattivo presagio per il futuro del giornale, hanno il sapore di un atto preliminare a qualcosa di ben più radicale. Voci e pettegolezzi, da tempo, hanno in via Lincoln il loro epicentro. Si parla e sparla di un’ipotetica cessione dell’azienda che sarebbe preceduta da un ancor più drastico ridimensionamento dell’organico e da uno smantellamento della sede storica del giornale. Voci e pettegolezzi che lasciamo volentieri al loro rango. Ma siamo cittadini di questa terra, il Giornale di Sicilia è parte delle abitudini quotidiane, nel bene e nel male rappresenta un pezzo della nostra vita sociale. Oggi la preoccupazione della redazione deve essere la nostra. Ecco perché la notizia delle dimissioni di Pepi, al di là dell’ironia con cui è stata accolta, al momento non può essere catalogata tra i fatti positivi. Poi magari la proprietà ci stupirà. E il nuovo direttore, che firmerà il giornale tra una settimana, sarà quel giovane collega (figura spesso reclamata dalla redazione) che saprà riportare il giornale nelle case dei siciliani. In fondo Giovanni Pepi, nell’anno del suo insediamento, di anni ne aveva 36. E speriamo di cuore che morto un papa se ne faccia un altro.

Nella foto: Giovanni Pepi con Antonio Ardizzone, editore delle testate del gruppo Giornale di Sicilia – © StudioCamera


La lettera di dimissioni di Giovanni Pepi dalle testate del gruppo Giornale di Sicilia

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