Davide, spiegagli tu il segno della vittoria

Vittoria ad ogni costo. Vittoria malgrado qualunque terrore, per quanto la strada da intraprendere possa sembrare lunga e tortuosa. Perché senza la vittoria, non c’è sopravvivenza. Winston Churchill non aveva dubbi, le dita a V sono il simbolo di una volontà inespugnabile.

Due dita alzate, l’indice e il medio, il palmo della mano rivolto verso l’esterno, un gesto come simbolo di resistenza, di successo, di conquista. Lo statista inglese venne immortalato spesso con le dita a V. Dopo di lui anche Richard Nixon utilizzò quella simbologia durante la campagna elettorale che lo portò poi alla Casa Bianca.

Discreto o gioioso, timido o plateale, il gesto di vittoria viene utilizzato spesso e volentieri. Carmelo Scelta, l’ex direttore generale della Gesap, arrestato ieri per la vicenda degli appalti all’aeroporto Falcone e Borsellino di Palermo, è soltanto l’ultimo in ordine di tempo ad avere alzato le dita a V. Ma nel suo caso il segno di vittoria appare stridente, sfacciato, arrogante, tanto più perché esibito subito dopo l’arresto. La sua espressione, la risata aperta a favore dell’obiettivo, le V con entrambe le mani, grazie al nostro giornale e all’intuito di Michele Naccari (Studio Camera) hanno fatto il giro del web. Astrazione dalla realtà post traumatica, la definirebbero gli esperti. Ma che ha lasciato una scia di indignazione.

Niente a che vedere con la V che i ragazzi di AddioPizzo, insieme con Tano Grasso, esibirono alla fine del processo che vide condannati per la prima volta gli estorsori a Palermo. Tanto meno con la più famosa che la cronaca ricordi: quella di Davide Grassi nel giorno dei funerali di suo padre, Libero, ucciso dalla mafia per essersi ribellato al pizzo. La bara sulle spalle, il braccio sinistro proteso in avanti e le dita in segno di vittoria. Una vittoria che per Davide Grassi era quella del padre nello scontro con Cosa Nostra, la vittoria di un uomo che non ha ceduto e che non si è tirato indietro davanti ai nemici della libertà. L’affermazione di un simbolo contro la mafia.

Scontato nel mondo sportivo, amato tra le rock star, il gesto della V ha sempre avuto molti protagonisti. Meno ovvio nel campo della politica, ma anche lì le dita alzate in segno di vittoria vanno molto di moda un po’ dovunque, da Arcore a Palazzo delle Aquile.

Dopo Davide Grassi, secondo noi, il gesto andava abolito per legge. Quella resta l’unica vittoria che tutti riconosciamo.

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