NON AVEVANO SCELTA

Da tempo nel mirino degli inquirenti, sfiorato dallo scandalo Helg, l’arresto di oggi chiude la carriera di un politico – manager attratto dal potere e che il potere ha utilizzato. Spregiudicato, astuto, brillante, tanti i nemici. Alla Gesap ha chiesto 2 milioni di risarcimento per il licenziamento.  L’epoca di Musotto e gli schiaffi in Giunta.

E’ accaduto quello che molti dei suoi tanti detrattori auspicavano, quello che tanti dei suoi pochi amici temevano: Carmelo Scelta è finito ai domiciliari, un passo appena sotto alla galera. Si chiude così, a distanza di quasi 20 anni e con la più triste delle parentesi, il ciclo di vita pubblica dell’enfant prodige della Forza Italia degli anni ’90.

Spregiudicato quanto abile nel tessere le giuste amicizie al tempo opportuno, presta servigi e consigli ai primi potenti di quella stagione che vede affacciarsi in provincia di Palermo tanti nuovi amministratori locali spinti dal travolgente consenso del partito berlusconiano. Miccichè non lo vede di buon occhio e questa non sembra una buona partenza ma Scelta trova altre sponde esibendo anzi come un trofeo quello che sembra un handicap insormontabile in un partito costruito a immagine e somiglianza del suo leader regionale.

Comincia dalla periferia del potere, consulente di Simona Vicari a Cefalù. Buoni rapporti con Schifani, l’altro big boss ma il suo golden sponsor si rivelerà Francesco Musotto. L’idea del presidente della Provincia, anarchico nell’anima ancor prima che forzista nella testa, è di assecondare il partito senza esserne mai schiavo. Per questo individua i giovani più brillanti e non ancora “compromessi” con capi e capetti. L’identikit perfetto di Carmelo Scelta che in breve tempo scala la lista d’attesa e diventa assessore provinciale e “grande orecchio” del presidente. Quando Musotto non è a Palazzo Comitini – e capita non di rado essendo per due mandati anche europarlamentare – impera Scelta che piano piano ha intanto allontanato dal cerchio magico presidenziale i vari Tommaso Romano, Maurizio Pirillo, Nicola Vernuccio e perfino lo storico capo di gabinetto Marianna Mirto. Non attacca soltanto Totò Sammartano. Anzi lo evita come un serpente fa col riccio.

I colleghi/avversari li studia a fondo, ne percepisce i limiti, li sfrutta a suo uso e consumo, forte anche di un pregio che tutti gli riconoscono: usa bene la testa. Sarebbe stato un ottimo idraulico o un centravanti straordinario se solo l’avesse voluto. Però il profumo del potere lo attira di più. Lo conquista poco alla volta, lo esercita alla vecchia maniera: forte con i deboli, mansueto con chi gli sta davanti. Prepara il salto di qualità con pazienza, intuisce che l’era Musotto non durerà a lungo. Capisce che potrebbe restare con il sederino scoperto subito dopo la rielezione – l’ultima possibile per legge – del suo presidente. Punta dritto sul posto di maggior prestigio (e anche più remunerato): la direzione generale della Gesap. E per questo non esita a screditare Maurizio Pirillo, un amico ma anche un competitor, l’assessore al bilancio della Provincia, l’uomo che Musotto aveva in un primo momento individuato per Punta Raisi. Vince anche questa partita, lascia Palazzo Comitini tra gli applausi dei tanti nemici. L’unica amica se la porta dietro alla Gesap.

Lo accompagnano diverse leggende: dallo schiaffo preso in Giunta da un collega assessore (Felice Coppolino) all’intercettazione ambientale in cui esalta l’onesta del presidente (si dice che sapesse di essere intercettato…). Porta con sé anche la pallina da golf con cui stemperava la tensione durante le riunioni più delicate. Si trascina anche un odioso sospetto: fu lui a suggerire a Musotto la nomina di Nino Caruso alla direzione generale della Provincia, con la solita spregiudicatezza : “è fratello del questore”. E quando scoppiò lo scandalo IBS Forex – 30 milioni scomparsi per un investimento sbagliato – di cui Caruso fu ritenuto responsabile, qualcuno si ricordo di quel consiglio.

Si dice che il giorno dell’insediamento alla Gesap venne fotografato nella macchina di Schifani. La prova viene recapitata (e non in forma anonima) a Musotto in quel momento in rotta con tutto l’establishment berlusconiano. Il presidente fece spallucce, conosceva il personaggio, non si sorprese.

Scelta in pochi mesi conosce l’aeroporto come se ci fosse nato, si impadronisce dei meccanismi di gestione, blandisce ma in fondo ignora presidente, amministratore delegato e soci di Gesap sino al limite della tolleranza. Prova a farlo fuori Giovanni Avanti, successore di Musotto: niente da fare, il muro di protezioni è troppo alto. In fondo, sostengono i berlusconiani, i risultati gli danno ragione e quindi… E poi si prepara la stagione dei grandi investimenti. Persino l’Enac, nella persona di Vito Riggio, spende parole importanti in difesa di Scelta sempre più assediato dal vecchio e nuovo potere.

Il ritorno di Orlando al Comune e l’arrivo di Giambrone alla presidenza non sono di certo buone notizie. Sa di essere sotto osservazione, la navigazione è più perigliosa ma sembra avere superato anche questa burrasca. La riconferma è vicina quando scoppia lo scandalo Helg. È ciò che attendeva Giambrone per metterlo alla porta. Scelta non ci sta, esce indenne dal primo round giudiziario legato alla vicenda Helg, chiede alla Gesap un risarcimento milionario (causa ancora pendente). Oggi un nuovo capitolo ne sfregia l’immagine e ne ridurrà sino ad azzerarli i meriti acquisiti. Sempre che, in fondo al lungo tunnel del percorso giudiziario, ci sarà una condanna


Ho conosciuto Carmelo Scelta quel tanto che basta per poterne tracciare un profilo pubblico. Abbiamo frequentato per anni lo stesso Palazzo, non eravamo amici, ci siamo sopportati per dovere d’ufficio. Un giorno gli dissi che l’unica mia possibilità di arricchirmi sarebbe stata diventare il suo psicoanalista. Oggi vorrei essere per lui quell’amico (che dubito troverà) con cui passare le prossime ore. Pensa un po’ com’è la vita. (A. S.)


Nella foto: Carmelo Scelta esce dalla macchina della Polizia, ostentando un doppio segno di vittoria (ph. Michele Naccari/Studio Camera)

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