Parole da Presidente

Piano di defiscalizzazione e individuazione delle Alt, le “aree libere dalle tasse” – Sostegno ad imprese non bancabili ma ad alto potenziale innovativo – Bonus per anticipi finanziari alle imprese edili – Autorità portuale unica per intercettare una parte del 19% del traffico mondiale che tocca il Mediterraneo – Gestione integrata degli aeroporti di Palermo, Catania, Comiso e Birgi per frenare il caro-biglietti – I privati nel trasporto locale e un solo biglietto per bus, treno, tram, metro e car sharing – Raddoppio ferroviario della Palermo-Catania e completamento delle dorsali Siracusa/Messina/Catania – Restauro delle reti stradali delle città siciliane

“Molti hanno sperato e pensato che Renzi fosse un leader provvisorio, il protagonista di una fase limitata per poi poter tornare a quella stagione della politica paludosa e respingente e dei finti cambiamenti. Ecco perché invece abbiamo il dovere di confermare, attraverso le primarie del 30 aprile, un percorso che non si è interrotto con il referendum”.

Come un rocker che sta entrando in scena, Davide Faraone scalda la voce e nei vocalizzi, preliminari di questo dialogo a tutto campo sullo stato dell’arte del partito, mette subito in chiaro chi rappresenta l’ortodossia renziana nel grande puzzle del Pd siciliano in cui albergano tanti renzisti ma ciascuno con correlati distinguo.

Nelle sue parole pro Renzi ci sono testa e cuore, ragione e sentimento e non è detto che in politica questo sia una virtù. Ma tanto basta per differenziarlo da chi, in tempi recenti e meno recenti, si è intruppato con l’ex premier.

E il suo “abbiamo il dovere di confermare il percorso…” sembra una chiamata alle armi, un avvertimento diretto a tutte le anime del PD renziano che (probabilmente) nella parentesi referendaria, a giudicare dai risultati, la partita l’hanno giocata per onore di firma.

“E’ un pensiero rivolto – sottolinea Faraone – a chi desidera un partito diverso da quello immaginato da Bersani, che abbia la capacità di rappresentare un reale cambiamento perché il Paese e ancor di più la Sicilia hanno necessità di innovazione e di una visione diversa della politica. Senza un progetto condiviso e che parta dal basso non ha speranze il PD ma oserei dire neanche l’Italia. Senza una visione del futuro i cittadini ci manderanno a quel paese e consegneranno il governo centrale e dei territori a quelle forme di populismo pericolosamente radicate in ogni parte d’Europa. Per questo motivo, da mesi, giriamo la Sicilia per creare un modello di condivisione di idee, trasmettendo queste idee a Roma per trovare sponde legislative e risorse finanziarie così da farle diventare progetti reali. E l’esito di questi primi incontri ci trasmette la sensazione che abbiamo molte possibilità di vincere”.

Sarà costretto ad ammettere che in Sicilia c’è una certa diffidenza verso il PD, che molti giovani vi hanno voltato le spalle. E che, in generale, l’attuale governo regionale non è proprio il più amato dai siciliani…

“Considero chiusa questa esperienza. Crocetta è il passato, ragioniamo sul futuro. I giovani hanno ragione, in Sicilia il PD non è stato un loro punto di riferimento. Qui in Sicilia, per buona parte, bisogna cancellare e riscrivere”.

Il futuro transita dalle elezioni. Lei è ancora paladino delle primarie?

“Certo, ci mancherebbe. Credo alle primarie vere e partecipate. Non credo a quelle virtuali da 100 click”.

E alle primarie potrebbe partecipare anche Crocetta nonostante la creazione del suo movimento?

“Il campo è aperto. Dopodichè esistono le regole che vanno rispettate. E le regole non le ho scritte io”.

Torniamo alla possibilità di vincere: da cosa trae origine il suo ottimismo in questa stagione di comprovata antipolitica?

“Dalla partecipazione di cittadini che mai prima si sarebbero avvicinati al PD e dall’adesione alle proposte discusse negli incontri. Le faccio un esempio. Prima quando ci si chiedeva un aiuto nel campo del lavoro al primo posto c’era il posto fisso o qualcosa che potesse diventarlo, dagli Lsu a salire. Oggi i giovani ci chiedono sostegno per le start up, per l’accesso al credito. Ci chiedono, insomma, di essere sostenuti e non raccomandati. E se non saremo capaci di farlo meriteremo di andare a casa. L’occupazione, il futuro dei giovani, gli incentivi produttivi, la tutela dei più deboli sono temi che non hanno colore. Ecco perché vogliamo un PD votabile da tutti”.

Non crede che, specie in Sicilia, un contenitore grande corra il rischio di essere condizionato dagli interessi di ciascuno? Già si fa fatica con le correnti interne, pensi se a “dettare la linea” dovessero concorrere specificità diverse…

“Solo da noi è maturata l’idea perversa, per esempio, che l’impresa è di destra e lo stato sociale di sinistra, che chi pensa al ponte di Messina è di destra e chi non lo vuole di sinistra. Mi ricorda molto una canzone di Gaber sui luoghi comuni di destra e sinistra. Esistono piuttosto valori su cui poter convergere. Io preferisco sottolineare la differenza tra buone e cattive idee. Il sostegno alle imprese è doveroso se esso genera nuova occupazione, agevolare il percorso di affrancamento dagli interventi statali è necessario per offrire prospettive concrete ai nostri giovani. E lo dice il sottoscritto che nella sinistra c’è nato”.

Ma che per farsi largo ha dovuto rinnegare/uccidere i padri…

“Non ho voluto fare la fila e aspettare che il caporale di turno mi dicesse prego si accomodi. Il circolo Ds a cui aderivo da ragazzo, divenne presto luogo di novità e dissenso. E gli iscritti provenivano da qualsiasi quartiere. La politica è fatta solo di ideali, impegno e di idee. E del consenso che deriva da esse”.

Non ha la sensazione, in Sicilia di essere visto un po’ come la Juve: vincente (e ciascuno è convinto di sapere perché lo è al di là degli indubbi meriti), antipatico perché vincente, temuto perché vincente.

Sorride. Un sorriso d’imbarazzo. O è davvero iuventino e l’ho ferito due volte oppure per la prima volta si trova a pensare di esserlo a sua insaputa…

“La sensazione ce l’ho ma con sfumature meno nette delle sue. Non ho mai apprezzato il vecchio stile, mai fatto politica galleggiando. Se dici prevalentemente ciò che pensi non puoi essere simpatico a tutti. E peraltro, non è una mia aspirazione. Non credo di essere arrogante né di far pesare il mio ruolo ma ho una regola sacra: mai farsi umiliare. In tutto quello che ho fatto ci ho sempre messo la faccia, questo talvolta viene scambiato per protagonismo. Però vorrei ricordare che sinora, nonostante il ruolo e l’impegno, nessuno ha detto che Faraone è candidato alla presidenza della Regione o a qualsiasi altra carica. E comunque se la Juve vince perché gioca meglio ci si alza ad applaudirla…”

A microfoni spenti.

Il calcio è davvero imprevedibile, non indovinereste mai la squadra del cuore di Faraone: non è “strisciata” e nemmeno la Fiorentina (che Renzi lo perdoni…). Troppo facile dire Palermo. A voi la soluzione.

 

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