Buon compleanno Accorinti, ecco le tue 10 perle

Renato Accorinti dal giugno del 2013 è sindaco di Messina. Attivista, pacifista, politico, docente e tecnico della Federazione Italiana di Atletica Leggera. E’ tra i fondatori del movimento No al Ponte e del Movimento Nonviolento messinese. Attivo nella difesa dei diritti civili, dell’ambiente e nella lotta alle mafie. Oggi compie 63 anni.

“A Messina un quartiere a luci rosse lo farei, perché no. Molto meglio il quartiere hot che tutto quello che succede per le strade. Se oggi potessi decidere di aprire i bordelli e togliere le puttane dalla strada lo farei” (Radio 24 – trasmissione La Zanzara 8 ottobre 2016).

E la cocaina? “Sì, legalizzerei anche quella. Ovviamente aiutando le persone dipendenti con un percorso di uscita. E poi con la legalizzazione bruciamo gli affari della mafia che hanno inquinato tutte le altre cose. Gli bruciamo tutti gli affari” (Radio 24 – trasmissione La Zanzara 8 ottobre 2016).

Rom. “Rubano molto meno dei siciliani mafiosi. Molto meglio loro di tutti quei siciliani mafiosi e collusi con la mafia. O di quei politici che in modo lucido hanno devastato l’Italia”  (Radio 24 – trasmissione La Zanzara 8 ottobre 2016).

Mozione di sfiducia in Consiglio comunale. “Vorrei che si potesse andare avanti, perché bloccare l’Amministrazione è una punizione pesante, necessaria quando vi sono infiltrazioni mafiose, connivenze o qualcuno che ruba. Non pensiamo di trovarci in questa posizione” (Gazzetta del Sud web – 26 febbraio 2017).

Festa Forze Armate 4 novembre. “La  Costituzione  recita che l’Italia ripudia la guerra e invece continuiamo a finanziare la corsa agli armamenti. Oltre 20 miliardi in tre anni  mentre sottraiamo risorse per le spese sociali, beni culturali e sicurezza. Io ogni giorno ho dietro la porta tanta gente che vive sotto la soglia di povertà e non posso dare risposte per mancanza di soldi. Questa amministrazione dice sì al disarmo e dichiara no a tutte le guerre mentre la Sicilia rischia di diventare una portaerei del Mediterraneo” (Repubblica.it  4 novembre 2013).

 Tso, tende e emergenze sociali. “E’ una vita che non possiamo capire, il disagio e la povertà esistono dappertutto e non si possono nascondere. Alla maggior parte della gente però non interessa dove vanno a finire queste persone, l’importante è che non siano alla nostra vista. Invece questa amministrazione quel poco che ha fatto lo ha fatto in un’altra direzione, provando a dare risposte alle tante storie di disagio e povertà. Ma ci sono problemi che non si risolvono in un attimo. E allora è anche giusto protestare, basta che i presidi non diventino permanenti o che si dica che per mezza tenda siamo contro il decoro o che mi piace che la gente possa fare quello che vuole. Non è nei miei principi, non l’ho mai fatto” (Tempostretto.it – 5 settembre 2015).

 Corse clandestine cavalli. “Non serve lanciare allarmi infondati ed accuse generiche per stroncare la piaga delle corse clandestine, ma è necessario un impegno quotidiano, azioni concrete e vigilanza da parte di tutti. L’accusa senza fondamento che ‘oggi a Messina lo Stato non esiste’ è smentita nei fatti dall’impegno delle forze dell’ordine sul contrasto alla criminalità organizzata e contro le corse clandestine di cavalli, dalle varie operazioni condotte in questi anni, ultima delle quali ‘Totem’, del giugno 2016, che ha colpito proprio i clan di Giostra per vari reati tra i quali l’organizzazione di corse clandestine di cavalli” (Tempostretto.it- 19 marzo 2017).

 Ponte sullo Stretto. “Almeno Berlusconi nella sua follia totale aveva una sua coerenza. Si sa, è un megalomane, prende per il culo il mondo intero, è un Don Minchia. Almeno il nemico lo riconosci, come dice Gaber, ma quando la cosa è sotto traccia, come nel caso di Renzi, non riesci a capire chi è il nemico. Renzi è peggio” (Radio 24 – trasmissione La Zanzara ottobre 2016).

 Referendum. “Voterò NO , perché sono diventato automaticamente sindaco di una città metropolitana. E sono stato l’unico, tra 14 sindaci di città metropolitane, a chiedere di non fare questa modifica. Come fa un sindaco a essere anche senatore e a gestire due enti? Ma sono pazzi questi” (Radio 24 – trasmissione La Zanzara ottobre 2016).

Città metropolitane.  “Vogliamo cercare di trovare tutte le criticità per farle diventare opportunità. Le regioni a statuto speciale sono ancor più penalizzate perché il prelievo forzoso non è stato ancora reintegrato, mettendo a rischio i bilanci stessi  e, dunque, al pagamento gli stipendi. Dobbiamo avere tutte le risorse per poter governare e se lo Stato addirittura, fa i prelievi, forse a questo punto lo Stato non ha più il senso dello Stato” (anci.it – 22 marzo 2017).

Il sindaco raccontato dal giornalista Fabio Bonasera

Scalzo il primo giorno in Comune. Sistematicamente senza giacca e cravatta, al punto da venire bloccato all’ingresso di Senato e Ars. Senza freni quando entra in rotta di collisione con le forze armate durante le celebrazioni del 4 Novembre. O quando, in diretta radio, non risparmia né Silvio Berlusconi, né Matteo Renzi. Compie 63 anni, oggi, Renato Accorinti. L’anarchico che dal 24 giugno 2013 è sindaco di Messina.

Quasi quattro anni durante i quali poco si è visto della politica dal basso professata in ogni dove. L’irruzione in sala consiliare, lo scorso 24 marzo, da parte di attivisti dell’Unione inquilini, a causa dell’assenza di misure soddisfacenti contro l’emergenza abitativa, è l’ennesima prova del malcontento dilagante.

Le tre settimane senz’acqua tra ottobre e novembre 2015, con i lavori di messa in sicurezza della condotta idrica mai realizzati, fanno il paio con la perdurante invasione dei tir; le scuole elementari senza mensa o chiuse per gravi carenze strutturali; i servizi sociali affidati con ribassi del 100%; le stangate nelle bollette, a fronte di una città invasa dai rifiuti. Dure critiche anche sull’accoglienza dei migranti, con il governo centrale pronto ad aprire un hotspot in pieno centro.

Il mese scorso sono state archiviate le accuse di inquinamento ambientale a suo carico, ma circa tre settimane fa la magistratura ha aperto un’inchiesta sulla gestione dei conti di palazzo Zanca, a partire dal 2014. Periodo in cui spicca un bilancio preventivo 2015 approvato a fine maggio 2016. O un controverso piano di riequilibrio da circa mezzo miliardo di euro che collide con l’annuncio, in campagna elettorale, di volere proclamare il dissesto.

Respinta, in compenso, lo scorso 16 febbraio, la mozione di sfiducia a suo carico. Decisivi i consiglieri fedeli a Francantonio Genovese. Uno di “quelli che c’erano prima”, ai quali il primo cittadino imputa ogni male. Colui a beneficio del quale, come emerso recentemente in una tv locale, nel gennaio 2006 guidò la protesta No Ponte.

Pin It on Pinterest