Addiopizzo Travel, i tour della legalità nuova frontiera del turismo

Nella regione d’Italia che conta la più grande concentrazione di siti archeologici, musei e bellezze paesaggistiche, c’è anche un altro modo di fare turismo: quello legato alla mafia. O meglio all’antimafia.

Un turismo che naturalmente non può che generare polemiche, dal sindaco di Cinisi che a una scolaresca di Moncalieri in gita avrebbe detto di voler abbattere la casa di Badalamenti, al tour operator trapanese che propone un “mafia tour” con tanto di sparatoria simulata. Abbiamo intervistato Dario Riccobono, presidente di Addiopizzo Travel per capire i motivi che spingono sempre più scuole (e non solo) a organizzare tour in Sicilia incentrati sul fenomeno mafioso.

“È bene sottolineare che noi non proponiamo “mafia tour”, bensì dei tour della legalità, dove si parla di antimafia, di speranza, dei veri e propri percorsi di educazione civica. Inoltre tutti i nostri partner, dalle strutture ricettive alla ristorazione, sono pizzo free”.

Tutte caratteristiche che hanno dato ad Addiopizzo Travel un certo successo nel 2016. “Abbiamo lavorato – continua Riccobono – con scuole del centro-nord Italia, ma anche con alcune università straniere come la Coventry University e la Madison University. Lo scorso anno abbiamo portato in Sicilia oltre 1.500 studenti, senza considerare i tour che organizziamo per le scuole siciliane”.

Quelli di Addiopizzo Travel non sono soltanto percorsi sull’antimafia. “Organizziamo tour per rispondere alle esigenze delle singole scolaresche. Quello più richiesto è denominato “Bellezze e impegno” che in 5 giorni alterna visite sui luoghi dell’antimafia e sulle bellezze della nostra terra. Tutte le scuole che hanno organizzato un viaggio ci hanno contattato per riproporre i nostri tour negli anni successivi e questo è per noi motivo di orgoglio”.

Ma perché organizzare un tour sull’antimafia piuttosto che sui percorsi storico artistici siciliani? “Per lo stesso motivo per cui si va a visitare il campo di concentramento di Auschwitz. Per non dimenticare, come diceva Paolo Borsellino, bisogna parlare di mafia. Nei tour in Sicilia prima o non si trattava affatto l’argomento o si esaltava la mafia come oggetto stesso del tour, senza alcun rispetto per le vittime di Cosa Nostra e dei loro familiari. Noi ne parliamo sottolineando l’importanza dei movimenti antimafia e la storia degli uomini che si sono sacrificati lottando per liberare la Sicilia da questa piaga”.

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