La “battaglia” tra LiveSicilia e Salvatore Borsellino nel nome dell’antimafia

Da una parte LiveSicilia e il suo giornalista Roberto Puglisi, dall’altra Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, il giudice ucciso dalla mafia il 19 luglio del 1992. Uno scontro durissimo a suon di articoli di giornali, di insulti e di prese di posizione di “fazioni” diverse. Tutto nasce da un articolo del quotidiano online: “Ecco come il fratello chiacchierone spreca il nome di Paolo Borsellino”, il titolo che ha innescato la polemica. “Salvatore Borsellino – aveva scritto Puglisi – ha detto, giorni fa a Napoli, di fianco a Luigi-Giggino De Magistris, primo cittadino partenopeo, già magistrato: “Dovete essere vicini al vostro sindaco. Quando era pm e gli hanno tolto le inchieste, è come se lo avessero ucciso. Luigi è un altro pm morto”. Un altro rispetto a chi? Rispetto a Paolo. Almeno, è naturale pensarlo; infatti i giornali hanno intitolato: “De Magistris, pm morto come mio fratello”, insistendo sull’improvvido accostamento di due figure talmente lontane da far apparire surreale ogni ipotesi di vicinanza”.

La risposta di Borsellino è pesantissima: “Mi segnalavano l’ennesimo attacco che un pseudo giornalista, un certo Roberto Puglisi, non tralascia occasione di portarmi attraverso le pagine di un pseudo giornale, live sicilia (uso volutamente il minuscolo) al servizio dei veri mafiosi, quelli con il colletto bianco nei cui salotti si brindò il 23 maggio e il 19 luglio del 1992 in sincronia con le bottiglie di champagne che venivano stappate nelle celle dell’Ucciardone. In tanti incitano a sporgere querela contro di lui e il suo giornale ma non intendo farlo. Se camminando ti capita di mettere un piede su degli escrementi non vai a cercare da quale orifizio anale sono venuti fuori”.

Ma non finisce qui. Tra repliche e controrepliche, ci si mette anche “Il Fatto Quotidiano” che attacca a testa bassa il giornale online: “Attaccare Salvatore Borsellino, rinfacciandogli il suo “ritardo” nello scendere in campo per ottenere verità e giustizia (senza nemmeno informarsi bene, visto che Salvatore, assieme alle sue sorelle, iniziò il suo percorso il giorno successivo alla morte del fratello) e accusandolo di “sfruttare” il suo cognome (non si sa bene per cosa, visto che Salvatore ha sempre rifiutato ogni incarico, ogni candidatura e ogni più piccola somma di denaro da parte dello Stato) è veramente degno di un giornalismo etico?”, mette nero su bianco Federica Fabbretti.

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