Strage Borsellino: Palermo provoca il padrino ma nessuno pubblica la foto…

Il fotoreporter Franco Lannino ci racconta la storia di quello storico scatto.

“La storia di questa foto nasce pochi giorni dopo la strage di via D’Amelio e prima dei funerali di Paolo Borsellino, in un periodo di forte tensione in città. Ricordo le catene umane, i lenzuoli della legalità per dire basta e per chiedere un intervento di uno Stato che non reagiva.

Venni chiamato da un collega per partecipare ad una riunione di amici in corso Vittorio Emanuele, proprio all’angolo di piazza Marina. Si trattava di “rivolte” spontanee di cittadini. A quell’incontro, però, non partecipai perché ero molto stanco. Erano giorni convulsi con dei ritmi di lavoro veramente pesanti. Poi ricevetti una telefonata da una delle persone che aveva preso parte a quella riunione e a cui erano presenti cittadini di varie estrazioni:  professionisti, intellettuali, gente comune. Mi chiese se potevo recarmi là, perché volevano parlarmi di una cosa molto importante che sarebbe accaduta da lì a poco.

Arrivai in questo appartamento molto distinto, dove i presenti discutevano di voler fare un’azione eclatante contro la mafia. Una sorta di provocazione ai boss per farli uscire allo scoperto. Non mi dissero nulla, ma soltanto che quella notte, intorno alle 2, sarebbe apparso uno striscione, a piazza Marina, che avrei potuto fotografare e vendere sicuramente. Io ero molto titubante, erano le 11 di sera e decisi di ritornare a casa e andare a dormire. Dopo tre ore mi alzai e mia moglie terrorizzata mi chiese se avevano sparato nuovamente. Io la rassicurai. Le dissi che mi avevano chiamato per fare una foto. Arrivato a piazza Marina trovai non uno striscione ma un lenzuolo con la scritta: “Totò Riina è frocio”. Era proprio collocato sulla balconata in ferro, all’altezza del portone dell’Intendenza di Finanza. A questo punto iniziai a fotografare.

Erano  tempi in cui si scattava a colori e bianco e nero con le pellicole. Quella notte non mi portati la pellicola a colori perché lo scatto con il buio non sarebbe venuto bene. Allora pensai di ritornare l’indomani mattina presto. Ma quando arrivai con la macchina a colori non trovai più lo striscione. A quel punto inviai la fotografia a tutti i giornali ma non la pubblicò mai nessuno. Lo fece solo il Corriere della Sera sei anni dopo. Nessuno mi spiegò il perché di quella scelta. Credo che perfino Totò Riina capì che quello scatto non era altro che una  provocazione”. Fine della storia.

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