Come te non c’è nessuno: Agrigento patria dei prof

Proprio nella settimana in cui Agrigento diventa la “patria” della Strada degli Scrittori, arriva una notizia che colloca la città al primo posto per numeri di lavoratori nel settore scuola. “Nessuno se lo aspettava – sottolinea Giovannella Riolo, da più di un trentennio dietro la cattedra e già vice dirigente scolastico – perché nessuno pensava che fossimo i primi. Però la notizia in sé non ci sorprende, sapevamo che il comparto della Pubblica Istruzione assorbe da anni diversi lavoratori”.

 

Un fenomeno che ha quale motivazione?

“Innanzitutto dipende dalla collocazione geografica. Siamo al centro della Sicilia e molti paesi della provincia non sono provvisti di scuole superiori. Significa che la popolazione studentesca si riversa in città, dando forma al pendolarismo. Una situazione che conosco bene e che aumenta di anno in anno perché cresce il numero degli studenti che continuano il loro percorso scolastico dopo le scuole dell’obbligo. Maggiore è la richiesta e più sono le scuole e di conseguenza il personale docente e amministrativo”.

 

Agrigento riesce a far fronte sotto il profilo dell’erogazione dei servizi?

 “Direi proprio di si. Consideri che abbiamo tre licei scientifici, un classico, due istituti tecnici, due professionali e un istituto alberghiero annesso all’istituto per il commercio. E la scuola ad indirizzo socio pedagogico assieme al liceo scientifico ha la sua sede praticamente sotto la stazione. Una situazione ideale per gli studenti che usano il treno e che appena usciti dalla stazione entrano a scuola. Una soluzione particolarmente gradita dalle famiglie”.

 

Resta il fatto che, al di là, dei fattori logistici, si tratta di un fenomeno che meriterebbe un’analisi sociologica.

  “In  Sicilia, non è un mistero, l’occupazione è un problema e il posto fisso è l’obiettivo da diverse generazioni. Fare il concorso era uno sbocco obbligato per molti laureati. E non bisogna nascondere che, soprattutto le donne, vedevano la cattedra come l’insegnamento ideale, forse attratte da orari che consentivano di curare anche gli affari domestici. E questo è stato un errore di valutazione, perché oltre l’orario di lezione, l’insegnante – un buon insegnante – continua a lavorare anche fuori dalle aule”.

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