Ingombrante, sbagliata, meravigliosa. Valeria, grazie per la tua “pazza gioia”

Se piovesse minestra, sarei l’unica con la forchetta. Imbranata, sbagliata, sfigata, una a cui tutto non può che andare storto. Per questa ragione, l’altra sera, ho amato subito Valeria Bruni Tedeschi, vincitrice del Premio David di Donatello 2017 per la sua interpretazione nel film di Paolo Virzì, ‘La pazza gioia’.
Che quello sarebbe stato un momento esilarante, si è capito subito. E’ bastato vederla inciampare nel bellissimo abito da sera, nel momento della sua proclamazione. Perché è sempre la solita storia, nella vita ci vuole culo. Elegante, raffinata, ma anche buffa, stramba, rassegnata ai propri guai. Un po’ come Carrie Bradshaw, un po’ come me, un po’ come tante.
Carrie BradshawL’aiutano a disincagliarsi dall’abito e arriva sul palco senza minimamente nascondere il suo essere com’è. Ride e piange, di se, istericamente. Si prende in giro, è ironica, auto ironica e divertente, il trucco sbavato. Metà della platea è esterrefatta, l’altra metà ride con le lacrime. Il suo discorso di ringraziamento non è un discorso di ringraziamento normale e lo intuisci dal papello che ha tra le mani, insieme con il David.

Ringrazio Franco Basaglia, che cambiò radicalmente l’approccio della malattia mentale in Italia. Ringrazio Paolo Virzì, che mi guarda da anni con tenerezza, allegria e senza paura. Ringrazio la mia amica Barbara, che mi propose ufficialmente la sua amicizia il primo giorno di asilo e mi dette un po’ della sua focaccia, facendomi sentire magicamente non più sola.
 Ringrazio poi i miei amici, le mie amiche, senza i quali non potrei vivere. Ringrazio la mia povera psicoanalista. Ringrazio Leopardi, Ungaretti, Pavese, ma soprattutto Natalia Ginzburg, i cui libri mi illuminano e mi consolano.
Ringrazio Anna Magnani, Gena Rowlands, suo marito, De Andrè, Chopin, mia madre, mia sorella, mia zia. E di nuovo Paolo Virzì, per avermi offerto di interpretare questo personaggio meraviglioso, triste, buffo e fantasioso. Ringrazio tutti i registi che mi hanno accolta nei paesi della loro fantasia, e in anticipo quelli che forse mi accoglieranno ancora permettendomi di vivere questa vita parallela che è il cinema.
Ringrazio gli uomini che mi hanno amata, che ho amato e anche quelli che mi hanno abbandonata, perché mi sento fatta di tutti loro, ed è a loro che mi racconto. Ringrazio gli sconosciuti che mi fecero un sorriso, un gesto, nei giorni più bui. Ringrazio i miei due meravigliosi bambini. E grazie a voi.

Sarà banale, ma ho amato Valeria Bruni Tedeschi. Mi sono ritrovata in lei, nella sua ‘pazza gioia’, nell’espressione di quei contrasti che agli occhi degli altri diventano subito pazzia, ebbrezza o chissà cos’altro. Insolita, fuori dagli schemi, profonda, senza mezze misure. Con qualcosa da dire, la minestra nel piatto e una forchetta di troppo.

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