Elezioni Palermo. Il miraggio della vittoria al primo turno e i “conti” che non tornano

La “partita” delle comunali a Palermo è appena iniziata. Potrebbe apparire un paradosso, ma a due mesi o poco più dall’appuntamento elettorale che dovrà esprimere il nuovo sindaco (la data dovrebbe essere quella dell’11 giugno), “pedoni” e “alfieri” sono là a guardarsi, in attesa delle mosse da fare. Un ginepraio tattico, che si muove felpato come da tradizione prettamente nostrana. Ne rivendichiamo con orgoglio il copyright.
Ad oggi, a meno di prodigiose alchimie alla mago Merlino, i nomi dei candidati, che potrebbero andare al ballottaggio, sembrano già delinearsi. Sì, perché, rispetto agli analisti e ai politologi che nel web declamano le proprie certezze in materia, il secondo turno è sicuro come le equazioni che ai tempi di scuola mi facevano impazzire!
Le due recenti aperture di campagna elettorale: quella dell’uscente Orlando e l’altra del suo mancato figliol prodigo Ferrandelli e i posizionamenti delle aree politiche di riferimento, che ufficialmente sembrano essere al di fuori dei partiti, ma che nei fatti stanno costruendo una cornice (ciascuno la sua), ne sono la prova provata. Il Pd ingoia il rospo e per evitare numeri algebrici va con Orlando, malgrado i forti malumori di una parte dell’area dem.  Una summa degna di un film thriller, o per gli amanti di altro genere: un horror in salsa palermitana.
Il centrodestra ricompattato, dopo le polemiche sul simbolo di Forza Italia apparso su un manifesto di un candidato azzurro che esprimeva il voto per Ferrandelli sindaco, fa la quadra e dà il via, nei fatti, all’ accordo elettorale con l’ex pupillo di Orlando.
Intanto il terzo incomodo, ossia il M5s, con il suo candidato Forello, non sembra, a meno di eclatanti avvenimenti, poter essere da disturbo ai due blocchi. La possibilità di andare al ballottaggio per il candidato grillino sarà sicuramente “complicata”.  Dimenticavo la sinistra. Quella sinistra però che in città ha sempre vinto, ma quando in sella c’era un democristiano. Anzi per dirla tutta solo quando quel democristiano era, anzi è Leoluca Orlando. Perché, realisticamente, Palermo non è mai stata di sinistra, così come non è lo è mai stata di destra nell’accezione del termine.
Quindi, considerando i “resti”, tanto per usare un termine a caratura di legge elettorale, lo scenario numerico dei candidati a sindaco potrebbe salire a nove, anche se ognuno di loro dovrà raccogliere almeno 1500 firme per la presentazione delle singole liste. Dunque se tutti e nove dovessero essere candidabili la frammentazione inciderebbe inevitabilmente, escludendo una vittoria piena al primo giro di “boa”.
Malgrado ciò, il “secondo tempo” lo giocheranno gli stessi giocatori di cinque anni fa, con una piccola differenza che in quelle del 2012, furono determinanti, per la rielezione di Orlando, i voti del centrodestra. E adesso che il centrodestra appoggerà Ferrandelli, cosa accadrà? Forse all’attuale primo cittadino non resta che sperare nel voto disgiunto, anche se l’effetto trascinamento reintrodotto per legge, di fatto, premia le liste forti.
E su questo attenderei l’ufficialità dei nomi dei candidati al consiglio comunale di ambedue gli “schieramenti”. Perché saranno questi a fare vincere il prossimo sindaco, in una battaglia che non è soltanto la “presa” di Palazzo delle Aquile, ma la resa dei conti tra il “maestro” e il proprio “allievo”. E solo allora i conti torneranno.

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