Non c’è nessuno a cui piaccia il dolore in sé

Oggi Carla ha lasciato il suo quasi fidanzato. Sarà la sesta o settima volta negli ultimi tre anni. E tutte le volte, tra una pausa e un’altra, riesce a metterci in mezzo un’altra mezza storia. E così ogni volta deve fare i conti con il fallimentone (quello con il quasi fidanzato) e i fallimentini con questi uomini da poche notti e via. Badiamo bene, Carla è una persona di intelligenza superiore alla media, conosce la psiche umana come poche (per mestiere ed esperienza), ha fascino, un’eleganza estrosa e pur essendo tendenzialmente disinibita non può essere inquadrata nella categoria aspirante zoccola. Ah, dimenticavo, crede nell’amore, nell’amore unico, totale coinvolgente, in quell’amore che la vita ancora si ostina a negargli. Carla sa stare da sola ma non sino in fondo. Forse è questo il suo difetto, un difetto di fabbrica perché altrimenti anni e anni di delusioni l’avrebbero indirizzata verso un più efficace criterio di selezione.
Caro diario, ammiro Carla e le voglio bene ma ringrazio gli dei di aver usato con me un altro stampino. Carla ha bisogno di avere sempre qualcuno in testa, di sentirsi sempre nella testa di qualcuno. Solo così riesce a sopportare il carico del quotidiano ed essere la bella persona che noi tutti conosciamo, l’amica affidabile, la consigliera per tutte le stagioni.
Le delusioni in serie che ormai ricalcano il solito canovaccio lascia-prendi (e poi ovviamente, lascia ancora), toh proviamo con questo, no meglio il vecchio se non addirittura il quasi fidanzato. Non è il classico chiodo schiaccia chiodo – anche se una volta ha confessato di avere anche lei fatto ricorso a questa vecchia pratica – perché Carla ogni volta “vede” l’amore. Anzi, per essere precisi, la possibilità d’amore. Scruta gli uomini, ne vede particolari per noi comuni mortali assolutamente irrilevanti e per lei di grande fascino, li studia con metodo e raffinatezza e poi fatalmente abbassa la mutanda emotiva (ancor prima di quella di pizzo) che la trasforma da cacciatrice in preda. Carla è intelligente e questo sempre più mi fa convincere che invece tra amore e stupidità il confine è sottile.
Quando beviamo un bicchiere ( due, tre…) la confidenza ci conduce alle porte di Sex and the city e via con la classificazione. Nel suo repertorio ci sono pomiciate, flirt ( si, usa ancora questa parola), storielle e storie. E gli uomini si inseriscono in quattro classi, i due estremi sono patetici e maschimaschi. Gli stronzi precedono questi ultimi, gli infantili seguono i patetici.
Nel gradino più basso ne compaiono appena due (credo gli schiaccia chiodo), gli infantili sono numericamente ben rappresentati, qualche stronzo c’è, maschimaschi fra tre e cinque a seconda dei giorni ma ahimè sono quelli che l’hanno fatta soffrire di più.
Io le dico “sei fortunata, almeno qualche maschiomaschio l’hai incontrato…” Epperò penso: ma quando un maschio diventa maschiomaschio e quando si trasforma in stronzo? Perchè nel suo repertorio le categorie mi sembrano abbastanza comunicanti…

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