Per non dimenticare Graziella Campagna

Il 12 dicembre 1985, a Villafranca Tirrena, nel messinese, la mafia uccideva Graziella Campagna, 17 anni.
Era colpevole di aver trovato la carta d’identità che un boss latitante aveva dimenticato nella giacca portata nella lavanderia dove Graziella lavorava come stiratrice.
Quella sera Graziella finiva il suo turno e si recava alla fermata dell’autobus che avrebbe dovuto riportarla a casa: nessuno però la vide più viva, ed il suo corpo, ancora vestito con gli stivaletti di gomma e la giacca a vento rossa che indossava quella mattina per proteggersi dal vento e dal fango delle strade piene di buche, venne ritrovato due giorni dopo, in campagna, nella località di Forte Campone. Ferite di fucile a canne mozze sul viso, sull’addome, sulle braccia e all’altezza dello stomaco. Ed un colpo, l’ultimo, alla nuca sparato quando ormai era caduta riversa a faccia in giù, in una pozzanghera.
Per questo omicidio sono stati condannati all’ergastolo i mafiosi Giovanni Alberti junior e Giovanni Sutera, la sentenza definitiva della Cassazione penale è del 2004; Gerlando Alberti, per gravi motivi di salute, è stato destinato agli arresti domiciliari dal magistrato competente il 10 dicembre 2009, a 24 anni esatti dall’orrore commesso.
La Cassazione, accogliendo il ricorso della Procura generale di Bologna (che evidenziò la mancanza di una perizia d’ufficio sulle effettive condizioni di salute dell’ergastolano), annullò mesi dopo il provvedimento di scarcerazione. Gelando Alberti jr è ancora vivo e vegeto e sta sufficientemente bene da essere ancora in carcere.


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Orazio Vasta

Direttore responsabile