#siracusaoltre2018: ecco l’ultima scommessa di Granata

È il nome che impreziosisce la corsa a sindaco di Siracusa, per il suo curriculum politico e anche perché la sua vicinanza a Nello Musumeci pone la sua candidatura quasi come un termometro della popolarità del Governatore nel capoluogo aretuseo. Fabio Granata, già assessore regionale alla Cultura e poi al Turismo, uomo di punta di An negli anni felici del partito di Gianfranco Fini, da sempre vicino ai movimenti ambientalisti, ha proposto la sua sfida pur consapevole che la strada è in salita.

La frammentazione che ancora una volta caratterizza il centrodestra evidenzia che la storia non ha insegnato nulla: ogniqualvolta hanno prevalso le divisioni il risultato non è mai stato soddisfacente.
“Credo che stavolta sia diverso – sottolinea Granata – perché si tratta di un turno amministrativo laddove spesso prevale il sostegno ad un progetto politico di cittadinanza condivisa. È vero, c’è frammentazione, nel centrodestra come nel centrosinistra, ed è il sintomo di una difficoltà a fare politica a Siracusa. Noi abbiamo un’idea di futuro della città che ha un presupposto: non avere condizionamenti. Per esempio, il nostro progetto denominato #siracusaoltre2018 non è condivisibile con settori di altri partiti del centrodestra indulgenti con la grande industria e con i reati ambientali connessi. Le nostre radici sono nella destra, nella grande famiglia che è stata Alleanza Nazionale e che poi è diventata l’asse portante dell’esperienza politica di Musumeci, ma abbiamo avuto anche la capacità di aggregare intellettuali, operatori culturali e semplici cittadini che provengono da altre esperienze politiche”.

Sono in molti a pensare che proprio questa sua capacità di attirare consenso a 360 gradi possa essere la carta vincente in uno scenario che difficilmente consentirà una vittoria a primo turno.
Il ballottaggio è una certezza, con 6 o 7 candidati sindaco appare impossibile che qualcuno riesca a superare la quota del 40% a primo turno. La differenza la faranno i progetti, uno su tutti quello del consumo del suolo. Tutti vogliono il nuovo ospedale, noi partiamo dalla rigenerazione dell’edilizia esistente, dal recupero degli spazi presenti in città di proprietà dell’assessorato regionale alla Salute, ampi e consoni a creare un’offerta sanitaria all’altezza dell’emergenza che l’industria ha portato a Siracusa”.

Nella griglia di partenza appare difficile vedere favoriti. Il sindaco uscente, in genere, parte con una robusta dose di vantaggio, ma in questo caso ha perso l’appoggio del suo partito di provenienza; in casa Cinquestelle non mancano le polemiche interne, a sinistra come a destra piovono candidature. In questo contesto, qual è il rivale sul quale fare la corsa?
“Non è un problema che mi pongo. C’è un dato comunque positivo per Siracusa, si tratta di candidature dignitose, concorrono persone che hanno una storia politica e professionale che rappresentano una grande acquisizione per la città. Spero sia comprensibile cosa noi vogliamo fare e che sia chiaro chi tra i candidati possiede capacità di governo e un’adeguata rete di relazioni regionali e nazionali. La mia candidatura è una delle più libere. Nonostante una delle liste che mi sostengono sia il movimento che fa capo al presidente della Regione, noi siamo un laboratorio che salta le categorie. E questa capacità di dialogare con ogni parte della cittadinanza, penso che rappresenti la nostra forza”.