Edilizia popolare, 450mila siciliani chiedono una casa alla Regione

Un sistema che fa acqua da tutte le parti e che va assolutamente riformato. Ma che necessita di un serrato confronto con chi vive ogni giorno i disagi legati all’emergenza abitativa per poter cambiare direzione. È il sistema di gestione dell’edilizia popolare in Sicilia, governato da 10 Istituti Autonomi Case Popolari. Uno in più rispetto alla suddivisione provinciale perché l’area del Catanese è stata ulteriormente frazionata in due Istituti.

Gli Iacp in Sicilia gestiscono circa 55mila alloggi su un totale di circa 65mila alloggi di proprietà pubblica. Cifre che danno l’idea dell’enorme potere che ruota attorno agli Istituti, anche alla luce del fatto che nell’Isola si registrano oltre 450mila richieste di alloggio popolare.

Una situazione drammatica, che è lo specchio di una poverissima Regione, con una popolazione ancor più al di sotto della soglia di sussistenza nei quartieri periferici delle gradi aree metropolitane. Circa il 22 per cento degli alloggi, quindi oltre 14.000 unità, sono occupati abusivamente, “innescando – è la denuncia del sindacato Ania Sicilia – un mercato nero di compravendite immobiliari tra disperati spesso gestito dalla malavita locale. Le punte di questo inquietante e illegale mercato si registrano principalmente nei quartieri poveri di Palermo, Catania e Siracusa e le mancate assegnazioni degli alloggi con i mancati aggiornamenti delle graduatorie di assegnazione non fanno altro che alimentare questo mondo di illegalità manifesta ma di fatto non combattuta“.

Così, mentre il governo regionale lavora alla riforma sull’edilizia popolare, Ania Sicilia, che chiede di conoscere e contribuire alla redazione della riforma, denuncia che “l’attuale struttura territoriale degli IACP si traduce in 10 consigli di amministrazione, in 10 enti che rilasciano incarichi tecnici, contabili e legali per la loro gestione che annualmente solo in consulenze supera abbondantemente i 120mila euro“.

Un’emorragia che secondo il sindacato di categoria va assolutamente fermata, anche alla luce del fatto che bisogna fare i conti con i frequentissimi mancati pagamenti dei canoni di affitto:  “dagli ultimi dati pervenuti – ammettono dall’organizzazione sindacale – siamo a oltre 300 mila euro di morosità dei quali circa il 60% risulta ormai inesigibile”. Ma ad aggravare “l’assurdità gestionale del comparto” c’è anche il fatto che negli anni chi ha occupato abusivamente ha ottenuto dagli istituti la possibilità di “sanare” l’abuso con un canone mensile di 52 euro. “E pure in questo caso – sottolinea ancora Ania Sicilia – a fronte di tale irrisorio canone mensile, anche tra chi ha occupato abusivamente l’alloggio, esiste una notevole morosità che si aggira a circa il 35% del dovuto“.

“Per ultimo – aggiungono ancora dal sindacato – a causa della lunga crisi economica che ha investito l’Italia e la Sicilia in particolare, la richiesta di alloggi pubblici da parte di cittadini disperati e senza lavoro è cresciuta esponenzialmente, creando un enorme disagio sociale che per la mancanza di una politica della Casa seria e concreta rischia di deflagrare in una guerra tra poveri insanabile. Ci chiediamo, oltre alla delinquenza organizzata e mafiosa, a chi giova questo andazzo?“.